Mentre tornava a passo lento verso il cortile, sentì arrivarsi all’orecchio un’onda di suono confuso, indistinto, ma che pure aveva un non so che di festoso. Guardò l’orologio. — Mezzo giorno! Già così tardi? La mattina era passata in un attimo. E gli pareva anche d’avere appetito. Un bel caso! A Torino andava sempre a tavola così malvolentieri!
Giovanna usciva dal palazzetto, cacciando fuori un mucchio di pattume.
— Guardi — diss’ella, agitando la granata, — si direbbe che non abbiamo spazzato da un anno! Eppure creda che tutte le settimane...
Il padrone la chetò con un gesto.
— Senti, Giovanna, io vorrei mangiare un boccone. M’immagino che a Casaletto ci sarà un albergo, un’osteria...
— Sì, signore; c’è il Cavallo Grigio. Ma l’avverto che oggi non troverà carne.
— Be’, non importa; troverò uova, burro, formaggio...
— Se si contenta... senza correre fin là...
— Brava! Dammi tu qualche cosa.
— Resti servito.