— Eh, lo so — mormorò fra i denti, — lo so che la scadenza è vicina... Quanti ne abbiamo quest’oggi? Non voglio saperlo. Non voglio pensare. Non voglio seccarmi. Oh per Dio!
E voltò il viso al muro.
Ma non si potè più riaddormentare. Aveva dei brividi, dei dolori per tutta la persona. Si rimise supino, e cominciò a palpeggiarsi il viso, il petto, i fianchi; cercando e ricercando le ossa sotto la pelle e sotto i muscoli; immaginando il suo corpo prima sformato, disfatto, brulicante di animaluzzi, poi consunto a poco a poco e ridotto uno scheletro. Brr! che raccapriccio!
Queste idee lo assalivano ogni mattina, e per un buon poco lo occupavano tutto, lasciandogli addosso, per il resto della giornata, come il terrore di qualche cosa d’oscuro e di minaccioso che gli stesse sopra.
La gracchiata malaugurosa continuava: i corvi si erano buttati nel giardino.
Roberto saltò dal letto, e vestitosi a mezzo, andò a guardarsi nello specchio. — Non c’era dubbio: la campagna, l’aria salubre, la vita regolata tenuta in quei mesi l’avevano effettivamente ringiovanito.
— Sicuro! — pensò. — Ma a che serve? Anche il povero Tomatis pareva sano come un pesce, e poi... servitor suo! È il caso del compianto La Palisse:
Un quart d’heure avant sa mort
Il était encore en vie.
Due picchiettini all’uscio.