— Ho capito — pensava Roberto, filosoficamente. — Tu mi vedi già agli estremi, eh? E vuoi una memoria? Va pur là che sei un solenne frecciatore anche tu!
Una sera, rientrando in casa, trovò il parroco che lo spettava. — Eh! eh! era uscito col breviario, come al solito, ed ecco che, quasi senza accorgersene, gettando piede innanzi a piede, era venuto fino al Fortino. Cospetto! Allora non aveva potuto resistere al desiderio di fare una visitina al signor Duc, una così brava persona, figlio del primo benefattore della parrocchia di Casaletto!
Il prete si fermò pochi minuti: accettò il vermut, offrì una presa, ammirò il luogo, ringraziò e promise di ritornare. — Cospetto! Adesso poi che aveva rotto il ghiaccio...
E tornò infatti, due giorni dopo, alla medesima ora.
Anche questa volta parlò di cose diverse e leggiere, come per atto di semplice conversazione; ma Roberto sentiva ch’era venuto con deliberato proposito, per fargli un discorso serio e lungamente pensato, che poi non gli bastava l’animo d’incominciare.
— Ecco — diceva tra sè, quando colui se ne fu andato, — ecco un altro che vede in me un condannato, un moribondo; e viene per iscarico di coscienza, per ispirarmi qualche santo pensiero... E sopra tutto perchè al momento opportuno io mi ricordi di lui e della sua parrocchia.
Intanto un’idea, che stava appiattata cheta cheta in un cantuccio della mente, cominciava a levarsi di tanto in tanto, a farsi innanzi nera e sgarbata: — E se fosse vero? Se costoro pronosticassero giusto? Eh, tutto è possibile al mondo!
XXIX.
Uno stormo di corvi passava sopra il palazzetto, gracchiando sgangheratamente.
Roberto si svegliò, aprì gli occhi, riconobbe il suo letto, la sua camera, ma sentì pure come una scossa al cuore, una chiamata interna che gli disse: — Bada a te! Pensa ai casi tuoi!