— Ragioniamo, ragioniamo. In tutti i momenti della vita la morte è possibile... Il far testamento non l’ha mai affrettata a nessuno. Per conseguenza...

Sedette al tavolino e si mise a riflettere, stringendosi con le mani la fronte e le tempia. Non aveva parenti prossimi, nè amici bisognosi: poteva disporre delle cose sue come gli pareva e piaceva.

Prese un foglio e si mise a scrivere velocemente. S’infervorò via via, e venne in una sorta d’ebrietà intellettuale.

Ecco sì, bisognava far presto; correva ineluttabilmente alla fine; si sentiva come incamminato sopra una china dove non riuscirebbe a fermarsi. Non rimpiangeva il passato. Sperava di lasciar desiderio di sè. In grazia sua, per volontà sua, Michele e Susanna divenivano non ricchi, ma agiati...

Cessò di scrivere. Delle visioni passavano e svanivano senza interruzione.

Egli se n’era andato, egli era morto. Padre e figlia venivano ad abitare il Fortino. Giravano in qua e in là, in su e in giù, da per tutto. Immaginava la maraviglia, la gioia, la commozione, la gratitudine. Susanna prendeva a tavola il posto già occupato da lui; prendeva la camera; prendeva il letto...

A questo punto gli parve che il sangue piombasse d’un tratto al cuore e d’un tratto risalisse al cervello: gli si annebbiò la mente, gli si annebbiò la vista.

Si scosse e stracciò il foglio.

XXX.

«... Je m’imagine que tous les étages de la maison terrestre sont occupés: sous l’eau les poissons, l’homme sur le pont du navire, au-dessus des voiles les oiseaux, au-dessus des ailes les morts.