A poco a poco le immagini si offuscarono, presero ad apparire e sparire a vicenda; le palpebre gli si fecero gravi, le chiuse, si addormentò.
Ma nel sonno le idee seguirono la medesima via. Ecco che gli pareva di trovarsi in un luogo orrido e deserto, sotto un balenìo da fine del mondo. Laggiù laggiù il vento mulinava la sabbia, e la sabbia si agglomerava, diventava una donna. Susanna! Egli le correva dietro come un disperato, e inciampava in una pietra sepolcrale, poi in un’altra, in un’altra. Finalmente, quando meno se lo aspettava, si trovava a fronte a fronte con la forma fuggente.
Essa era tutta d’un bianco di neve.
Le parlava e non rispondeva; le porgeva un foglio (il suo testamento) e non levava la mano a pigliarlo. Però la mano era sempre lì. Si chinava per baciarla, e non c’era verso di poterla afferrare.
Voleva gridare; ma dal vedere al non vedere Susanna s’era già trasformata. Il sognante si figurava d’indietreggiare dinanzi a tre fratelli della Misericordia, coperti di loro cappe nere, colla buffa calata sul viso, del quale solo gli occhi apparivano per due buchi tondi. A quegli occhi riconosceva Baino, Galosso e Tomatis. I tre spettri mettevano la destra sull’anca e alzavano la sinistra con l’indice teso verso il cielo.
Solo allora egli si accorgeva d’essere in fondo a un’acqua morta e melmosa. Un amo penzolava a quattro dita dal suo viso. Voleva chiuder la bocca, ed invece l’apriva: l’uncinetto di acciaio scorreva giù giù per la gola e gli si ficcava nel cuore. Si storceva per liberarsi, ma poi si abbandonava e si lasciava tirar su, follemente desideroso di veder chi l’aveva preso. E l’ascensione si prolungava nel tempo, nel vacuo, nel buio...
Alle sette e mezzo, Giuseppe salì pian pianino, si accostò trepidando all’uscio del padrone, stette a sentire, e poi ridiscese.
Il fittaiuolo e la sua famiglia aspettavano a piè della scala.
— È vivo — disse il servitore: — va, viene e canta come un rosignuolo.
Rocco fece un gran respirone e uscì coi figliuoli; Giovanna rimase e si lasciò andare sur una cassapanca, ch’era lì presso.