— Eh, poveri noi!...

— Non avete capito? — esclamò Giuseppe. — Ho detto che sta benone.

— Per adesso. Ma io non son niente tranquilla. Tadò ha mugolato tutta la notte.

— Abbaiava alla luna.

— Le bestie la sanno più lunga di noi.

— Eh via! Non fate l’uccello del malaugurio.

— Io non faccio niente, io. Ma ho un batticuore, un batticuore. Darei la Mora, che è la più bella vacca della nostra stalla, perchè oggi fosse già domani.

— Bisogna armarsi di pazienza e aspettare. Questo è un affare commerciale, sto per dire un pagamento, una cambiale che scade a una cert’ora. Passata la mezzanotte, possiamo cantare vittoria. Ma prima no. Io per me, se fossi il padrone, oggi non mi esporrei in nessun modo. Starei in casa, starei a letto, ben coperto, quieto quieto; e non prenderei altro che uova. Come Napoleone. In tutto il mangiativo ci può essere veleno, ma nelle uova no.

— Giusta! E perchè non ha mandato a chiamare il medico? Tenerlo qui, in una giornata come questa! Io pregherei; io avrei la corona in mano; io farei un bel voto...

— Cosa volete? Io dico così che il mio padrone ha un coraggio da mille lire. Pacifico lui! Canta da tenore. Sentite sentite!