— Più che il fatto mi offende il modo, vedete.
— Una parola scappata...
— Una parola?! Grazie tante!
— Mi perdoni. Pensi che sono una poveretta di campagna, un’ignorante...
— Ma sì! ma sì! Perdono sempre, io. Sono la bontà, la clemenza in persona. Oggi poi... che può essere l’ultimo giorno della mia vita! Lo sapete anche voi, eh? Non si discorre di altro. — Trasse l’orologio, lo guardò al limpido lume della luna, e soggiunse: — C’è tempo, c’è tempo; posso ancora morire e... rimorire!
Susanna si mosse come chi non ha più altro da dire, nè vuol sentir altro; e Roberto le si mise a fianco. Non parlarono per un buon tratto; poi, per un tacito consenso, allentarono il passo.
— Adesso vi ringrazio — disse Roberto, con gran dolcezza.
— Di che cosa?
— Vi siete acquietata, vi siete abbonita, non mi mandate più via. Era tempo, per bacco! Vi ho sempre trovata così fredda, così indifferente, così armata di spine! Mi avete sempre trattato tanto male!
— Questo è troppo! — disse Susanna, quasi parlando a sè stessa.