Roberto la interrogò con lo sguardo.
— È troppo! — ripigliò la fanciulla. — Come parla! L’ho già detto: sono una campagnuola, una povera creatura. Che colpa ne ho io, se...
Le mancò la voce o non osò proseguire.
— Ho parlato per celia — disse Roberto. — Che diavolo!
— Ah lei parla per celia? Se provasse a patir certe pene!
— Che pene?
— Pene di morte, pene che fanno andare il cervello in aria.
— Dite dunque, dite. Su via! Coraggio! Confidatevi in me.
Ella non diè segno d’aver inteso, fece ancora tre o quattro passi, poi si fermò e lo guardò con gli occhi scintillanti.
— Oggi — susurrò, — è stata una giornata trista, terribile. Ho contate le ore a goccie di sangue.