La signora Emma Spinelli era lì, con la mano alzata, pronta a suonare una terza volta.

— Presto! — diss’ella, pestando i piedini. — Cosa faceva? lavorava? dormiva?

E perchè il pittore, ancora trasognato, indugiava a rispondere, ella diede un passo indietro e soggiunse abbassando la voce:

— Lei non è solo!

— Altro! — esclamò Caimi, riscotendosi. — Solo, solissimo. Venga avanti, mi faccia il favore.

La signora scivolò nello studio, fece un largo giro, voltando la testina a destra e a sinistra come un vispo uccellino curioso, poi si lasciò andare sopra una sedia a bracciuoli.

— Bene — diss’ella, guardando sempre intorno. — È bello qui, è elegante; mi piace.... Senta un po’: dunque lei non mi aspettava?

— Oh! siate mille volte benedetta! — mormorò il pittore accostandosi.

— Lei non mi aspettava? Risponda.

— Veramente...