La conoscenza personale era fatta.
Presto fu fissato che l’artista potesse andare in casa Spinelli una volta la settimana, non di più; ma siccome vivevano mondanamente tutti e due, ed appartenevano alla stessa società, avevano agio di trovarsi al passeggio, al teatro, ai balli, ai pranzi, alle conversazioni, in visita, nelle chiese... e talora nei musei. Caimi faceva la sua corte regolarmente, pacatamente, senza furia, senza gelosie, senza abbandonarsi mai. Egli girava intorno al paradiso terrestre pian pianino, con le mani in tasca, dando di tempo in tempo un’occhiatina sopra la siepe per vagheggiare i bei fiori e le bellissime frutta, ma senza indagare se la porta fosse chiusa o soltanto accostata. Era temenza, calcolo, astuzia, capriccio? Un po’ di tutto, forse. Egli non sapeva ancora fino a che punto l’amabile signora potesse confermare la sua riputazione di donna leggiera, capace di singolari ed ardite fantasie; di più era di quei tali che — beati loro! — non dubitano mai di sè stessi, sanno padroneggiarsi, e trovar nell’attesa un misto di dolce e di amaro che stimola ed accende i loro appetiti.
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Però, da qualche giorno, pareva a Caimi ch’ella si venisse cambiando: si mostrava nervosa, irritabile; parlando con lui, passava da un tono dolce ad un tono brusco senza ragione, senza transizioni; aveva certi scatti curiosi, certi alti e bassi che si potevano attribuire tanto ad una natura stravagante e bisbetica, quanto ad un pensiero nascosto, ad un dispetto che la rodesse. Chi sa? Questo significava forse ch’ella cominciava ad annoiarsi, e ch’era venuto il momento di mutar registro. Alla festa di ballo della notte passata, ella lo aveva accolto e trattato freddamente fino a una cert’ora; poi lo aveva chiamato a sè, e lo aveva voluto vicino, come se la sua presenza le fosse divenuta subitamente indispensabile. Al momento di separarsi (a piè dello scalone, mentre i servitori chiamavano le carrozze, e i cavalli entravano nell’atrio scalpitando, impennandosi, facendo un fracasso indiavolato), egli le aveva domandato come al solito: — Quando ci rivedremo? — Non aveva ricevuta altra risposta che una stretta di mano, ma così significativa, così elettrica, così promettente, che gli si era come propagata dal braccio a tutta la persona, mettendogli un brivido fin nei capelli.
— Che donna, che donna! — pensava egli, sempre lungo disteso sul suo divano; e, chiudendo gli occhi, sentiva ancora il busto tepido e flessuoso stringersi e dilatarsi sotto il suo braccio; poi, astraendosi dai ricordi del ballo, immaginava di tener avvinghiata la bella persona, tutta libera e tutta sua, e susurrava parole d’amore, e porgeva le labbra...
Ma... e Raimondi?
Appena questo nome si fu gettato a traverso di quelle cupide fantasie, i pensieri molesti arrivarono a furia. Caimi si rizzò bruscamente a sedere: — Eh sì, ora che ci penso, quel poveretto si è sempre mostrato sommesso, devoto alla signora... fino all’avvilimento. E molte volte mi sono anche accorto che soffriva sul serio. Ma, santo Dio, il mondo è pieno di gente che soffre! Siamo nati per questo! Lui poi non ha ragione di lagnarsi. Quando uno vuol vivere tranquillo, non si dà anima e corpo alla signora Spinelli. Basta guardarla negli occhi, diamine! È una di quelle donne che quando hanno nelle mani un cuore lo voltano, lo rivoltano e lo fanno girare come una trottola. Dovevi stare in guardia, caro. La colpa è tua, tutta tua. Non hai ragione di lagnarti, e tanto meno di pigliartela con me. Vediamo un po’: — Ti piace la signora Emma?... Ebbene, piace anche a me. — Dunque avanti! passo di carica. E chi ha più filo, farà più tela... Però, al vederlo così, pativo per lui. È per questo che ho promesso... Adagio un poco: promesso che? Non lo so neppur io. Ho promesso perchè bisognava pur dir qualche cosa. Ho promesso in astratto, perchè se dovevo venire al concreto, eh eh!... Insomma, sgarbatezze non ne ho mai fatte e non ne farò mai. Starò passivo, inerte, fingerò di dormire. Non posso fare altro, amico caro, e tu non puoi pretendere di più. Bada però che con questo potrebbe darsi che io versassi petrolio sul fuoco, e allora... oh allora...
S’era rimesso supino ed aveva già sbadigliato più volte; sbadigliò ancora e poi si addormentò.
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Una scampanellata; un’altra subito più aspra e vibrante. Caimi sobbalzò, si fregò gli occhi, corse ad aprire.