Roberto tornava bel bello verso casa. Appena uscito di Casaletto, aveva provato un certo ribrezzo a inoltrarsi nella strada fosca e tortuosa; ma ben presto i suoi occhi s’erano assuefatti all’oscurità. Ci vide meglio e si rassicurò; un calpestìo, che si sentì dietro le spalle, lo rallegrò. I passi erano piccoli e presti: voltandosi non discerneva che un’ombra. Un fanciullo, forse? Amava meglio immaginare una fanciulla, anzi una bella fanciulla, alla cui difesa si sarebbe slanciato in caso di pericolo. Che pericolo?

Fantasticò un poco, poi rise di sè. Che balordaggini! Che romanticherie! Come in certe cose era rimasto ragazzo! Cacciò da sè cotesti vani pensieri, alzò gli occhi verso tramontana, verso Torino, e si maravigliò quasi di non scorgere nessun chiarore, nessun riflesso dei lumi sparsi a centinaia per le strade e per le piazze. — Ecco — disse tra sè: — non vedo più nulla, non so più nulla, sono come in capo al mondo, agli ultimi confini della terra!... A quest’ora Dompè e Di Pagno sono già al Club; Pradis è al caffè di Parigi che finisce di desinare; e Lorenzati?... Con Domitilla, naturalmente. Non li invidio. Cosa avranno detto di me, della mia partenza improvvisa? Niente forse. Crederanno di vedermi tornar domani, o doman l’altro. Invece... Adagio un po’: oggi è martedì, sono io certo di rimanere fino a sabato?...

Per il momento era pago di aver saputo fare un atto energico, pronto, di cui non si credeva più capace, tanto si sentiva svogliato e infiacchito. Prima di arrivare a casa si confermò ancora nel proposito di resistere gagliardamente alla noia, che prima o poi l’avrebbe assalito; e di prolungare quanto poteva la sua dimora in campagna.

Come fu in camera, l’idea di spogliarsi e d’entrare nel gran letto a padiglione (che gli pareva aver qualche cosa d’un catafalco) destò in lui un nuovo senso di freddo e d’avversione: ma fece uno sforzo sopra sè stesso, si vinse, si coricò.

Tornò la luce. L’aura mattutina agitava leggermente le cime degli alberi, susurrava fra il fogliame. Le passere saltellavano sui rami, svolazzavano sul tetto, s’inseguivano in giro, si posavano in terra per azzuffarsi o per accoppiarsi. Un bel maschio ardente e sbadato, andò a cacciarsi dentro una persiana, e, non potendo riscappare sul momento, prese a frullare e a stridire alla disperata. Roberto, svegliato di colpo, alzò il capo dal guanciale e si mirò dattorno: sul palco v’era come una sfumatura di giallo, sul pavimento una sfumatura d’azzurro; s’indovinava il cielo sereno, il sole possente. Si rammentò che la sera prima aveva fatto dire al capo maestro di Casaletto che venisse di buon’ora; si vestì in fretta, e discese.

L’uomo aspettava in cortile, discorrendo con Rocco. Stabilirono subito di restaurar bene il palazzetto; non penarono molto a convenire nel prezzo e nelle altre condizioni del lavoro; ma discutendo i miglioramenti che si potevano fare al resto del fabbricato, non trovarono più la via d’intendersi. La mattinata passò senza che Roberto se ne accorgesse: egli sentì suonar mezzogiorno quando credeva fossero appena le dieci.

Dopo desinare, entrò nel vecchio studio di suo padre: un’assai bella stanza circondata torno torno di scaffali, alti fin quasi al palco e pieni di libri; ne prese uno a caso: era Le Progrès di Edmond About. Non lo conosceva. Andò a distendersi sopra una poltrona a sdraio, ricoperta di tela d’America, ampia e comoda come un letto; aprì il libro al capitolo nono: Les villes et les campagnes, dov’era un pezzetto di carta, un segno posto forse del babbo; lesse attentamente una dozzina di pagine, ne saltò altre venti, trovò le parole: «Désirez-vous vivre longtemps? Vivez à la campagne. Vous plaît-il vous marier pour vous? La campagne! Avoir des enfants sains et robustes? La campagne! Suivre sans distraction dans les livres, les revues et les journaux, le mouvement de l’esprit humain? La campagne!»

Chiuse gli occhi per meditare... e non li riaprì che dopo un’ora buona.

Si sentiva bisogno di aria e di moto; prese il cappello, il bastone e uscì.

— Vorrei andare un po’ a spasso — disse a Giacomo, che incontrò nel cortile. — Quanto c’è di qui alla Baraschia?