— Vuol andare al ponte nuovo, alla chiatta di sant’Antonio, o alla palancola lunga?

— Dove si sia.

— Il ponte è lontano; di qui al ponte ci saranno tre miglia. La chiatta e la palancola invece... Eh sì, faccia conto, che tanto all’una come all’altra, poco più poco meno, ci sarà... ci sarà...

— Non importa; domando così per curiosità.

— Vengo a mostrarle la strada...

— No, no, voglio vedere se so ritrovarla. Non dirmi niente.

Il giovinotto girò l’occhio intorno, poi fece un fischio.

Un grosso cane, che stava accucciato a piè del pagliaio, balzò fuori e si scosse; aveva un testone arruffato e barbuto; gli occhi nascosti tra il pelo lungo, ruvido, misto di bruno e di grigio.

Giacomo gli andò incontro e lo afferrò per il collare.

— Prenda almeno Tadò per compagnia — diss’egli, con l’accento d’un padre che chiede un impiego per il suo figliuolo. — È una buona bestia.