Andava avanti di trotto serrato, sbirciando i tronchi, le macchie, i cespugli; e alla fine si accorse d’entrare in un bosco.

— Ci siamo! — pensò, con un rimescolamento più vivo e più forte.

L’incontro, o per dir meglio, lo scontro, gli parve in quel momento così prossimo, così inevitabile, ch’egli si eresse, strinse i denti, spalancò gli occhi, cercò di tener ferme ed unite tutte le potenze dell’animo.

Traversò una piantata di pioppi, passò sotto un’oscura volta frondosa, sboccò in una larga radura; e, quando meno se l’aspettava, si trovò di contro la chiatta di sant’Antonio, nera ed immobile sull’acqua pallida e tremula.

X.

Durante l’estate, la corrente della Baraschia si riduce quasi sempre così umile e bassa, che i barconi posano sul fondo, il tavolato congiunge le rive, e la chiatta fa semplicemente da ponte.

La strada vi corre diritta, ma tanto o quanto in pendenza. Roberto ritenne le redini e guardò attorno: così al barlume, vide là a destra un poco di rialto, e su quello, circondata da un riparo fatto con fascine e prunami, una scura casupola, con la scaletta di fuori e tutta addobbata di pampani.

Il chiattaiuolo si avvicinava lentamente, portando una lanterna. Era sulla sessantina, alquanto curvo dalle fatiche e dagli anni, ma vegeto, franco e robusto; aveva gli occhi fortemente incassati, sopracciglia folte e aggrottate, lunghi mustacchi pendenti: una fisonomia austera, ma nel tempo stesso piacente e affettuosa.

— Lei vuol passare? — diss’egli.

— Naturalmente — rispose Roberto.