— E adesso?

— E adesso... adesso... Chi sa? forse si sarà rintanato nel macchione...

— Che macchione?

— Il macchione della Vernea, che è folto e profondo. La strada di Casaletto lo rasenta quant’è lungo.

— Ho capito. E allora... Sentiamo: che mi consigliate?

Il chiattaiuolo indugiò un poco a rispondere; intanto il tuono brontolò fioco, indistinto.

— Un consiglio? — riprese poi. — Hm! Dirò... così subito... Insomma Venturino è un diavolo scatenato, un vero Satanasso. Quando lo vedo, penso a quegli altri che ci facevano dannar l’anima laggiù nell’Italia, al tempo del brigantaggio: Ninco Nanco, Crocco, Caruso... tutta una maledetta progenie da capestro... Ero nei cavalleggieri, io... Venturino non mi ha mai dato noia, anzi mi fa l’amico. Mi chiamo Michele Masino: lui mi chiama Michelino. Ma certi amici è meglio perderli che trovarli... Stasera mi diceva: — Guarda, Michelino, sono sprovvisto di tutto, non ho più un soldo; così guai a chi mi dà nelle unghie! — Precise parole. Perciò, quando ho visto lei, ho detto subito: — Qui bisogna dir tutto, in buona coscienza: uomo avvisato, mezzo salvato. E adesso vuol essere accompagnato? Son qua io. Vuol rimanere? Là c’è il mio tugurio; in questa stagione una notte è presto passata.

Roberto si voltò macchinalmente verso la casupola: l’uscio era aperto; una donna andava e veniva in una mezza luce sanguigna.

— Vostra moglie? — chiese a Michele.

— Oh! mia moglie! Sarebbe bene che l’avessi! Ma... è morta quattr’anni fa. Quella è mia figlia che prepara la cena.