— Davvero? — esclamò Roberto.

— Cosa crede? — replicò Michele quasi duramente. — Susanna è una ragazza educata, una ragazza che... Mi dica un po’: lei avrà conosciuta la marchesa Emilia Leonardi di Riverasco?

Per verità Roberto non l’aveva mai sentita mentovare.

— Peccato! — proseguì Michele — lei non ha conosciuto una santa!... Dunque ecco qui: la signora marchesa si rammaricava molto di non aver avuto prole. Ogni volta che incontrava Susanna, sempre la chiamava a sè e la tratteneva con paroline e carezze. Quando poi seppe che mia moglie era andata in paradiso, subito si esibì di prendere Susanna con sè, non come serva, ma per tenerle compagnia in casa e fuori. Accettai senza far complimenti, chè non conveniva privarla di tanta fortuna... Accettai e me ne venni a star qui, solo come un romito. Così mia figlia imparò a leggere, a scrivere, a far di conto, e tant’altre cose. Acquistò delle cognizioni, perchè la sua benefattrice gradiva così. Bisogna anche dire che è piena di giudizio, d’un naturale buono, rispettosa e sottomessa, sicchè l’educarla fu cosa facilissima. In pochi mesi diventò la compagna, direi quasi l’amica della signora marchesa; si volevano bene, vivevano insieme proprio felici... A un tratto, due giorni avanti Natale, la marchesa, che pareva il ritratto della sanità, dovette soccombere a un fiero colpo d’apoplessia; e non aveva ancora pensato a distendere il suo testamento! L’eredità se la pappò tutta un parente alla lontana, che la defunta non aveva mai potuto soffrire. E così buona notte: a mia figlia neanche un legato, neanche un regalo, neanche un ricordo. Del resto...

S’interruppe e si voltò verso l’altra riva: si udivano voci confuse, risa sgangherate, schiocchi insistenti.

— Eccomi! — gridò il chiattaiuolo. — Son qua, sono al mio posto.

— Cosa c’è? — domandò Roberto, che non vedeva ancor niente.

— È il baroccio dei coscritti che tornano dal capoluogo; tutti briachi, già... Dunque dicevo... Hm! Insomma chi è disgraziato lo mordono anche le pecore. Felice notte, signore.

E andò incontro al baroccio che scendeva alla chiatta.

Roberto s’incamminò verso casa. Cominciava appena a farsi notte, ma una civetta capricciosa e impaziente svolazzava da un albero all’altro, battendo e ribattendo il suo fischio.