— Ma se non c’era neanche lui!
— Sì che c’era.
— No che non c’era!
— Basta, basta! — esclamò Roberto, imponendo silenzio. — Cosa andate a cercare? Spagna o Sicilia o Sardegna, fatto sta che è bevibile.
— Dunque beviamolo — disse Tomatis, sorbendo adagino adagino.
— L’importante è che non sia veleno — barbugliò Galosso.
A queste parole, Roberto, Tomatis e Baino dettero in una gran risata.
— Heheh! — fece il segretario impermalito. — Non c’è da fidarsi. Alla fin dei conti questo è un liquido molto... molto stagionato; e scoperto in una casa antica. In fatto di veleni gli antichi non scherzavano, ne avevano dei potentissimi. Queste sono cose conosciute, cose che si leggono nei libri...
— Ma io — gridò il maestro, — non ho mai letto che i veleni s’imbottigliassero come il vin santo, nè che si tenessero al fresco in cantina!
— Eh diavolo! — soggiunse Roberto, fingendosi offeso. — E poi non discendo mica dai Borgia, per quanto io sappia!