— Possibile! Ma dunque non ho più che tre minuti per arrivare fino alla stazione? E ce ne vogliono almeno dieci! Giuseppe aveva ragione. Ormai è inutile che io mi affretti... Ebbene, non mi affretterò...

Dianzi gli pareva d’avere tutto il mondo addosso; ora sentiva il sangue scorrere tepido e vivo per tutte le vene, rinascere e ricrescere la fiducia nel suo destino. Perchè?

— Alla fin dei conti, cosa andavo a fare in città? Niente. Sarei riscappato via subito. Fa ancor troppo caldo; non c’è ancora nessuno... Perchè non me ne andrei invece un po’ al fresco? Perchè non farei un giretto in montagna? Dal Fortino a Riverasco, da Riverasco al Morsetto, dal Morsetto alla Badia di san Magno, al Pian del Lupo, alla sorgente della Baraschia... Solo però: non voglio importuni, voglio poter andare avanti o tornare indietro a mio piacimento... Il proposito è buono, ma avrò la forza di mandarlo ad effetto? Santo Dio! i miei propositi, le mie risoluzioni non reggono più alla voltata d’occhi d’una bella ragazza... Dunque a che pro ostinarsi?... Ostinarsi no, ma nemmeno darsi per vinto... Ragioniamo. Ah no! Basta. Ho già arzigogolato anche troppo.

E allungò il passo, non pensando più che a risalire nel suo calessino e a tornarsene a casa.

Arrivato al palazzo Grondana, vide attaccato alla cantonata un gran cartello bigiognolo, sul quale erano goffamente dipinte certe figure armate e barbute, in atto di dar la scalata alle mura turrite e merlate di una nobile città. Sotto si leggeva a caratteri gialli e turchini:

Teatro Grande
Questa sera giovedì, ore 8 1⁄2
La Drammatica Compagnia Italiana
Amilcare Fugiglando
rappresenterà
L’Ira d’Iddio
ovvero
Facino Cane all’assedio di Bornengo
Mondiale-Capolavoro
in quattro atti

Primi posti cent. 30 — Secondi posti cent. 20.

Roberto fece tre o quattro passi con la testa per aria, e improvvisamente si trovò a ridosso a un tale che guardava pure in su. Volle scansarsi, abbassò gli occhi e riconobbe Tomatis.

— Oh, oh, oh! — fece il maestro. — Anche lei qui? Anche lei magnetizzato da quella robaccia? Il cartellone vale i teatranti, sa. Un branco di vagabondi che hanno oramai girata tutta la provincia. Il capo però dev’essere un furbo bollato. Credo che nel suo repertorio non abbia altro che questo dramma, ma come sa variare il titolo! Io ho già visto La presa di Riverasco e La difesa di Casaletto; non mi fermerò certo a vedere L’assedio di Bornengo. E neanche lei, eh?

— No davvero — rispose Roberto. — Mi trovo qui per combinazione... e torno indietro subito.