— Glielo do a indovinare...
— Insomma?
— Insomma è andato per consultare un medico, un medico di grido. Cosa vuole? il nostro non gli basta più; nè il nostro nè quei del contorno. Hanno un bel dirgli: — Stia di buon animo, non c’è niente di serio. — Lui non vuol credere, lui non si fida più di nessuno.
— Ma cos’ha? Cosa si sente?
— Che so io? Un malessere, una mala voglia... Prostrazione di forze, prostrazione di spirito...
— Patirà d’ipocondria.
— Sarà ipocondria... Fatto sta che fa pena vederlo. Da un mese a questa parte ha fatto un tal mutamento che non si riconosce più. Un mutamento anche morale. Si ricorda, eh, quant’era ruvido, lunatico, stravagante? Una vera bestia... Adesso è diventato un agnello, un agnellino. Si ricorda come mi trattava, come mi strapazzava? Cose da pigliarlo a calci nel sedere sei volte al giorno. Adesso invece... S’immagini che ieri, partendo, mi ha perfino baciato!
Il buon maestro si fermò su due piedi, si soffiò il naso, si asciugò gli occhi, e soggiunse con voce affievolita:
— Non gli dica niente, per carità!
Il treno entrò nella stazione rombando e fumicando; un dopo l’altro gli sportelli furono aperti; si vide un andare e venire di gente affaccendata e frettolosa, un discendere, un salire, un caricare e uno scaricar di sacchi, di gabbie, di ceste.