Elena. Siamo venuti a star qui per far economia, e per aver l’occhio al piccolo podere salvato dal naufragio. Alla casa ci pensi tu; ci penso io per quello che so e posso; Roberto dovrebbe occuparsi della tenuta. — Non ci va mai.
Clelia. Mi par che non è molto ch’egli vi è andato!
Elena. M’inganno, non parliamone più (per andare).
Clelia. Aspetta! Vieni qui. Ti voglio bene, io; ti stimo. Tu forse ti ricordi ancora che io mi sono opposta al vostro matrimonio...
Elena. Avevi ragione...
Clelia. Avevo torto! Ah poi ho capito che potevi diventare presto una vera signora! Mio figlio non poteva darmi una nuora migliore di te; ti ho veduta così coraggiosa nella nostra sventura... Lasciamo stare il passato. Se qualche cosa ti mette in pensiero, parla, son qui.
Elena (Quasi fra sè) È inutile.
Clelia. (Che ha inteso) Perchè? Ho già cercato, sai, quello che poteva renderti così melanconica. (Ridendo) E non ho trovato che una cosa!... Elena, non son mica le distrazioni di Roberto che ti danno ombra? Lo credi uomo da lasciarsi invescare da una modistina di provincia?
Elena. (Freddamente) Non so niente.
Clelia. Oh!... e con che serietà! Gelosa proprio?... No, Elena, non è il caso. L’ho guardata da vicino, sai. Ha dei begli occhi, quella Delfina, è alta, è snella, ma poi...