Elena. Lasciami dire. Ti ho visto, l’ultima volta che colei è venuta a portarmi un abito, aggirarti intorno, e palpar la stoffa, e mostrar d’interessarti per trovar le sue mani e consegnarle un biglietto. — Oggi, non hai voluto condurci in campagna per non star una giornata intera lontano. Anticipiamo il pranzo di un’ora, perchè tu possa trovarti agli appuntamenti che vi date qui, dietro il giardino. Insomma, tu non pensi che a lei, non vivi che per lei. La sua influenza è penetrata in casa e si estende su tutto. Hai cambiato umore, abitudini, carattere. Sei suo, sei suo, sei suo!

Rob. Eh! tu esageri, tu sei matta! Non sai più cosa diavolo inventare! Bisogna sapersi calmare, riflettere... e non badare a tutte le mosche che passano. Nelle città come questa, in tre giorni, un moscherino diventa uno struzzo... Guarda, non mi giustifico perchè so quanto son leggieri i miei torti. Abbi pazienza, siamo ancora tutti un po’ sottosopra; passerà... (Attirandola a sè). Torneranno i bei giorni; bisogna bene che tornino, per te, per me, per tutti.

Elena. Ah Roberto!

Rob. (Affettuoso) Vedi come ti parlo!

Elena. Sì. (Con abbandono) Anch’io non sono più come una volta, lo so. Ho sofferto... e soffro. Ma non staccarti, vedrai; chi sa, forse potrò tornar bella; ti amo tanto! Puoi tu farmi un rimprovero come moglie, come madre?

Rob. No; ma non pensar più.

Elena. (Col capo sopra la sua spalla) Non penserò più, non penserò più... (chiude gli occhi).

Rob. (Dopo un momento la bacia sui capelli e fa per andare).

Elena. (Scuotendosi bruscamente) Vai?

Rob. Non vuoi?