Uff. E pensa anche a me.

Alban (via).

Clara. Siete italiano?

Uff. Sono côrso, cittadina. Claudio Morali, di Aiaccio: terzo battaglione, quinta mezza brigata di fanteria leggiera. (Con un sospiro). Leggiera e come! Ventiquattr’ore che non abbiamo mangiato (al terrazzino). Bon! gli uomini son tutti in cortile. Non sarà torto un capello a nessuno, ma non rispondo dei polli, dei conigli, e neanche dei gatti. (Dopo aver guardato in giro). Bella vista! Bel colpo d’occhio! Sono un po’ artista. (Tornando). Però preferisco la figura al paesaggio. (Accostandosi, dopo averla contemplata un momento). Come ti chiami?

Clara. Clara.

Uff. Clara? Nient’altro che Clara? Bel nome però! (Con fatuità). Ne ho conosciute parecchie Clare: non una che non fosse giovane e bella... Sei un’ex-nobile, eh? (Sentimentale). Ah! cittadina, in questo mondo non sono che due i piaceri: far la guerra e far all’amore. Ma quando il primo non lascia tempo al secondo, allora si soffre. Io, vedi... (s’interrompe scorgendo sull’uscio il sergente). Eh bien? Avance!

SCENA QUATTORDICESIMA. Clara, l’uffiziale, il sergente.

Sergente (sull’attenti, parla sottovoce animatamente all’uffiziale).

Uff. (gli dà prestamente alcuni ordini).

Sergente (via frettoloso).