Ero in letto, e tenevo fra le mani il libro scelto: L’Abrégé portatif de la chasse du cerf tiré des meilleurs auteurs qui ont traité de cette matière et d’après la méthode pratiquée à la cour du roi de Sardaigne — Turin 1782.
No. Non potevo tardare a pigliar sonno.
Un cordoncino in seta rossa pendeva tra i fogli come un segno.
Aprii a quel punto per vedere a che quel segno si riferisse, un oggetto racchiuso frusciò scorrendo tra i fogli, luccicò sfuggendone... cercai fra le pieghe del lenzuolo... a capo del cordoncino rosso pendeva una piccola chiave dorata.
Un momento dopo ero seduto in camicia sul canapè: dal cofanetto aperto sulle ginocchia un profumo soave, sottile, sconosciuto, mi penetrava per le nari nel cervello, maneggiavo adagio, con riverenza, un piccolo portafoglio legato in avorio, un guanto lunghissimo ed una scatola circolare.
Il guanto era di donna senza dubbio e contemporaneo dell’imperatrice Giuseppina.
Nelle taschine di raso rosato del portafoglio vi erano su pagine di carta velina, alcune note insignificanti; alcune massime:
Souvenez vous de la faiblesse humaine, il est de notre nature de tomber et de faire des fautes. En avez vous commis? — ne craignez pas de les reparer.
Votre âme est elle malade? Cherchez à la guérir.
La vie est courte; ne portons pas trop loin nos espérances.