Ho domandato ad un sapientissimo amico che cosa siano le allucinazioni.

Mi rispose che le allucinazioni sono false sensazioni, spontaneamente percepite dal sensorio, senza il concorso d’agenti esteriori, senza partecipazione dei sensi; fenomeni cerebrali, che non dipendono da una lesione propria di questi, non da associazione viziosa d’idee, non da vizio dell’immaginazione, ma bensì da un turbamento encefalico d’ignota natura.

Le allucinazioni, seguitò egli, nei loro effetti non differiscono dalle sensazioni reali, se non per l’assenza di attuali impressioni.

Così si può ascoltare una voce che non venne emessa, udire una parola non pronunciata, vedere un aggressore, un demonio, una donna bella, un angelo, avvertire un profumo gradevole, un odor disgustoso, gustar sapori fantastici, prender cibo, bevanda, ghermire un nemico, brandire un’arma, tutto per allucinazione.

L’amico poi voleva dividere le allucinazioni in olfattiche, acustiche, gustative e tattili, suddividere queste in viscerali e sensoriali, ma mi dichiarai soddisfatto, lo ringraziai della lezione e preferii pensare che nella notte dal 14 al 15 agosto ho semplicemente sognato.

Non potrei dire qual ora fosse della notte... sul canapè batteva un raggio di luna, un raggio pallido che illuminava un piccolo disco lucente: il ritratto in miniatura.

Io lo guardavo, e ne venivo raffigurando distintamente le linee come se lo avessi nelle mani, sott’occhio.

A poco poco, per un lavorìo inesplicabile che certo si veniva compiendo nella mia mente, i contorni divennero più fermi, presero proporzioni maggiori, ed infine lentamente, insensibilmente, senza sforzo, la figura si sviluppò al naturale e me la vidi dinanzi seduta sul canapè.

Era immobile nella posa del ritratto, pallida, lo sguardo fisso, le braccia nude bianchissime, le mani raccolte l’una nell’altra, abbandonate sulla veste chiara e sottile che disegnava le linee purissime d’un corpo meraviglioso.