Ad un tratto venne come un soffio che le infuse la vita: il seno cominciò a sollevarsi palpitante, il capo si piegò soavemente sulla spalla, le pupille si mossero sotto le ciglia... l’occhio si aperse limpido... si rivolse sfavillante d’una tenerezza indicibile al ritratto dell’uomo appeso sul di lei capo.
Allora vidi balenar come in un lampo la cornice dorata che si staccò dal muro, che scivolò senza strepito lungo la parete e l’uomo mi apparve tutto, alto, elegante, nobilissimo, al fianco di lei, vivo e palpitante.
Lo vidi cingerle col braccio la vita, baciarne a più riprese la mano lunga e sottile e le sue labbra aprirsi e chiudersi come se parlasse un linguaggio tenero, ardente, appassionato, accompagnato da gesti vivaci ed eloquenti.
Ella si era scossa tutta in un tremito nervoso, poi aveva appoggiato, come stanca, il capo sulla spalla di lui, ed ora, ad una parola di fuoco mormoratale nell’orecchio gli aveva cinto il collo colle braccia, come d’una candida sciarpa, ed avvicinando lentamente il viso al suo, cercava colle pupille smarrite...
— Ohè!... sono le tre e cinque minuti... alzati marmotta!
Ero seduto sul letto ansante, sudato, col cuore che palpitava rabbioso, nulla discernendo nella camera oscurissima.
— E così, rispondi o non rispondi? — gridava Mario fuor dell’uscio. Sei sveglio? — Bene alzati e fa presto... non hai zolfanelli?