Egli mi ascoltò cogli occhi fissi sul ritratto.

Mentre parlavo vedendo che si mangiava cogli occhi quella figurina, provavo un senso strano di gelosia e due o tre volte, stesi le mani quasi cercando ritorgliela. Infine scorgendolo serio ed attento, mi arrischiai a dirgli del sogno.

Or bene, non m’interruppe con impazienza, non rise, non l’attribuì come mi aspettavo alle uova sode mangiate coll’insalata, all’essere andato a letto subito dopo cena. Abbozzava probabilmente in quel punto un idillio con quella donna vissuta settant’anni addietro.

Andò poi lentamente nell’altra stanza, tornò con un martello ed un chiodo e rimise il ritratto del nonno a sito; quindi scostato, nella parete in faccia, l’orologio sul caminetto, collocò la miniatura di fronte, in modo che i due personaggi si potessero guardare.

Aperto infine il cofanetto giapponese fiutò, esaminò il guanto, lesse le note e le massime contenute nel piccolo portafoglio.

Ho detto che, oltre alle massime scritte da mano certamente femminile, vi erano alcuni versi di pugno più probabilmente maschile. Mario li osservò attentamente, poi uscito, tornò tosto tenendo fra le mani alcuni fogli manoscritti, confrontò i caratteri delle due scritture e parve soddisfatto di trovarle identiche.

— Ecco, mi disse porgendomi quei fogli, qui c’è il romanzo, il protagonista lo conoscevo, poichè ne avevo il ritratto, restava a chercher la femme, e tu l’hai trovata. Tu sai, seguitò, che in questi tempi si sono rinvenute, inventate, pubblicate lettere, memorie, note senza fine. La scoperta più o meno vera d’un manoscritto, in cui è narrata per filo e per segno tutta una storia, è un vecchio artificio sul quale non abbiamo più molte illusioni; l’abbiamo accettato dai romanzieri e novellieri vecchi, l’accettiamo dai moderni, l’accetteremo, non potendone fare a meno, dai futuri. Eppure, eccoti qui alcuni fogli, che nessuno certo si divertì ad inventare ed a cacciar poi nel vecchio baule dove li ho trovati io.

L’anno scorso, quando in una dolorosa circostanza ho dovuto mettere mano al baule tarlato, ai sacchi sdrusciti delle vecchie carte di famiglia, e frugar a fondo nei testamenti, negli atti di lite, nei vecchi titoli di proprietà, questi fogli sbucarono fuori all’improvviso, pagine chiare e colorite, perdute fra i documenti serii e tediosi, come fiori in un sacco di patate.

Il carattere è quello di mio nonno Maurizio, l’ho confrontato con altri documenti che di lui mi rimangono. Come vedi sono fogli staccati, diversi di dimensione e di colore, e contengono la storia un po’ sconnessa, d’una sua violentissima passione per una donna che gli involò il cuore per modo che non lo riebbe mai più.

Nessuna data, nessuna cifra, salvo nell’ultimo, nel quale il carattere è come invecchiato, e si capisce scritto dalla medesima persona ed unito agli altri, molti anni dopo. Vedrai leggendo, al modo scucito, incompleto e disordinato di scrivere che l’autore non era uomo di lettere nè scrittore di professione, ma prendeva la penna così per scrivere senza preoccupazione di forma o di dettato al momento in cui gliene veniva la volontà, o l’idea. In molti punti le lettere tradiscono l’emozione della mano che le ha tracciate; insomma queste sono pagine di vita vissuta, evidentemente non scritte per essere conservate, per formare un così detto giornale, ma buttate là per sfogo, per calmare la febbre del cervello e dell’anima... cominciate, interrotte, riprese, testimonii forse di molti sospiri, di lagrime amare, di lotte tremende tra la ragione ed il cuore.