La ghiaia del viale scricchiolò sotto le ruote, la nostra vettura passò lenta sotto l’androne, svoltò nel cortile e andò a fermarsi davanti alla porta del fabbricato civile.

I due custodi, marito e moglie, sbucarono fuori dalla casetta rustica; l’uno si diede attorno a scaricar le nostre robe, l’altra andò per le chiavi, aprì larga la porta, salì le scale e comparve a spalancar successivamente ciascuna delle finestre per rinnovare l’aria, disperdere l’odore di rinchiuso, rinfrescare e spazzar dappertutto.

Il domani s’apriva la caccia.

Appena entrati in casa, Mario ed io, pensammo prima ai fucili, ai pacchi di cartuccie, alle munizioni, che furono collocate in un armadio al sicuro, fuori dell’umidità; poi alle nostre persone. Furono tratti dalle valigie gli abiti di tela chiari e leggieri e sostituiti sui nostri individui agli abiti di panno scuri e pesanti, i cappelli di feltro furono cambiati in cappelli di paglia e si terminò l’operazione con uno scrollamento generale di tutta la persona ed un sospiro profondo di beatitudine, quasichè fossimo rimasti chiusi fino a quel momento nell’arnese di acciaio d’un uomo d’arme del 1500.

Michelina cacciava giù per la scala a gran colpi di granata le mummie delle mosche, i cadaveri stecchiti dei topi morti di fame, i ragni malconci che agitavano le zampe nel pattume. La polvere s’alzava come una nube.

Mario mi prese il braccio, mi tirò all’aperto in cortile, prima che il nembo ci cogliesse.

Di fronte alla casa, sopra un tavolo in pietra all’ombra del grosso pino, il custode avea collocati una bottiglia, due bicchieri ed un canestro coperto di foglie.

Mario vi andò e levò le foglie. Oh le belle pesche rubiconde! le Reines Claudes trasparenti come d’ambra! le grosse prugne color d’ametista!

Ne fu incominciata immediatamente la distruzione mentre si guardava la casa. — In paese la chiamano il Palazzo — disse Mario, scegliendo nel canestro la quinta pesca.

Non era un palazzo, ma una costruzione molto semplice invece: due piani ed una galleria ad arcate sotto il tetto. Era d’una tinta generale bigio caldo, aveva gli spigoli, le modanature, i contorni delle porte e delle finestre segnati da striscie bianche a stucco, lavorate a graffito.