Non ricordo come mi sia venuta l’idea di scrivere... non mi raccapezzo con che scopo; comunque sia, e stata un’idea buona che mi aiuterà a far passare i giorni, ed attendere con calma le sere, e sopratutto gioverà forse a calmar la fantasia irritata del pensar sempre ad una cosa sola.

Stassera poi mi avvicinerò arditamente a lei, quanto mi sarà possibile.

Oggi ho percorso la strada che da Polonghera mette a Murello, per impararla bene.

La strada è orribile, stretta, tortuosa, piena di rigagnoli, di pozzanghere, corre per lunghi tratti fra i boschi che sorgono sulle rive della Varaita.

Fin dove può spingersi lo sguardo, il terreno è paludoso, pieno di melma, di giunchi alti e flessuosi, di cannuccie sottili a foglie taglienti, di alte erbe acquatiche affilate come lame di Toledo; ne spuntano fuori i tronchi gibbosi e contorti dei salici dalle grandi chiome grigie e scapigliate: un paradiso per le rane, le gallinelle, le anitre, i beccaccini.

Nei tratti ombrosi della strada il fango è perenne come la neve sulle alte cime.


(7º)