Viens. . . . . . . . . . . . . . . .
Vanno, l'antenato superando i nepoti di tutto il capo. Si lasciano alle spalle il funesto balcone, ove la Saint-Barthélemy, accovacciata, sogna sinistramente sopra Parigi. La Senna riflettè i tre fantasmi: il re soldato, il re cesare, il re dio.
Allora i mascheroni della Senna, scalpellati in marmo da Gennaro Pilone, proruppero in un cupo scroscio di risa; e quello che più forte sghignazzava, gridò: — o re, la via è selciata e ampio è il terreno: andate.
— Allez! le fleuve gronde et le vent se corrouce.
Allez! allez, les rois! Où vont-ils? qui les pousse,
N'ayant plus d'intérêt dans ce monde vivant?
Et qu'est-ce donc qu'ils ont à marcher en avant
Allez! allez! Où donc les mènes-tu, nuit blême?
Nuit! ces trois rois en vont chercher un quatrième.
E i tre re camminavano per le vie tenebrose senza udire queste grida nell'ombra. Gli alberi, come colti da un fremito sepolcrale, torcevano le braccia sofferenti e i rami morti, mentre lungo le Tuileries procedevano lentamente i due cavalieri neri e il cavaliere bianco. L'acqua del fiume fuggiva nelle tenebre. Giunti alla meta, invece della statua del Ben Amato, videro fra due assi nere un triangolo di color livido, e sotto una rotondità tenebrosa simile alla bocca d'una caverna. Lontanamente una fuga di nuvoloni disegnava sul fondo del cielo questa cifra: Novantatrè. Era quella una ghigliottina. Una porpora sanguigna, filtrando pel pavimento nero, scriveva: Giustizia. Sopra una delle assi si leggeva: Potere, e sull'altra: Pazzia. I tre cavalieri lessero tremando. Una testa passò attraverso l'ombra formidabile: anch'essa era livida. I tre cavalieri fremettero, tastando il pomo delle spade; e, disse l'antenato di bronzo alla testa mozza: