Tanta in Italia sede

Perchè tu fossi, come forte, pio;

e cantando con una canzone petrarchesca Carlo Alberto legislatore, non dimenticò di dire:

E ancor tu l'ami quest'Italia e vedi

Risorger forse nel fatal domani

L'astro oscurato della sua grandezza.

Solamente nel '42, posando ai piedi di una coppia nuziale, in nome di Torino esultante, un carme ricalcato sui Sepolcri, non disposò la nota patriottica ai modulamenti della melodia cortigianesca. Lo sposo era il duca di Savoia Vittorio Emanuele, e la sposa un'arciduchessa austriaca: gli parve forse che dalle nozze felici dovesse nascere la libertà d'Italia; certo egli non pensava che sette anni più tardi avrebbe dovuto chiudere un sonetto con queste due tristi terzine:

Te incolpa, o Italia, te che cieca e stolta

Fra vane ambizioni e rei consigli

Fosti pronta ai garriti, all'opre ignava.