Or come il Carducci ha potuto commettere la grave negligenza di tralasciare questi versi? È strano. Veramente da prima, leggendo dei versi come questi:

dante lavolglia discerno melglio,

fu perle lacagione ditanto exilio,

et uudi luy tornar atutti ilumi,

fiate mentre chio in terra sumj,

non che endecasillabi di Dante, mi parvero muggiti d'un rinoceronte; poi mi venne un lontano ricordo, come di cosa altra volta imparata a memoria e recitata in iscuola; e subitamente mi sovvenni che quei versi inediti di Dante dovevano essere editi in un libro, stampato bensì in pochissimi esemplari fuori di commercio, ma che pure un erudito di buona volontà, con qualche sforzo può riescire a procurarsi. Corsi infatti a prendere questo libro, che è intitolato, — Dante Alighieri, La Divina commedia con note tratte dai migliori commenti per cura di E. Camerini, 6ª edizione stereotipa, Milano, Sonzogno, 1877, — e a pagine 401-2, (Paradiso, XXV) lessi:

Indi spirò: Senz'essermi profferta 103

Da te, la voglia tua, discerno meglio

Che tu qualunque cosa t'è più certa,

Perch'io la veggio nel verace speglio 106