Ma solamente il trapassar del segno.

Quindi, onde mosse tua donna Virgilio, 118

Quattromila trecento e duo volumi

Di sol desiderai questo concilio;

E vidi lui tornar a tutti i lumi 121

Della sua strada novecento trenta

Fiate, mentre ch'io in terra fu' mi.

Sì, o signori: non ispalancate la bocca e non levate gli occhi al cielo in atto di meraviglia. Non è il caso di meravigliarsi di cosa alcuna, quando si ha da fare con certa gente. Quel povero minchione d'un discendente d'Arminio vuol venire a fare il dottore in casa nostra, e rimprovera al Carducci di non aver pubblicato, come cosa inedita, alcuni endecasillabi che poi sono delle terzine del Paradiso: pazienza. È un vecchio vizio tedesco quello di cacciare il naso nelle cose italiane, e quel povero Bertoldo è degno di pietà, poichè ha trovato un Cacasenno che gli ha spalancato le porte d'Italia.

Ma colui che meriterebbe da vero una pubblica flagellazione a posteriori, in piazza Navona, in conspetto di tutto il popolo ragunato con le trombe e con le cassette di latta per la festa della Befana, è appunto quello stolido Cacasenno, quel disgraziato professore di filologia romanza, che ha dedicata tutta la vita agl'imitatori di Dante, e non ha nè pur letta la Divina Comedia. Ma che cosa, oltre le liriche di Fazio degli Uberti, ha mai letto il professor Renier? Non mai un trattato di geografia di certo, poichè nell'ultimo fascicolo del suo Giornale storico della letteratura italiana egli pone Dublino in Iscozia. O Giornale storico della letteratura italiana, merdosior omnibus latrinis! Si son messi in tre a farlo, e tanto allegri sono i loro spropositi, e con sì comica solennità li affidano alle mani della tipografia, che io vorrei chiamare questi tre il Bertoldo, il Bertoldino e il Cacasenno della erudizione italiana. Se non che, manca ad essi quel grosso buon senso che la leggenda popolare attribuisce a' suoi eroi. Fanno per altro ridere, e il cavalier Marco Balossardi e Corrado Ricci hanno riso in rima alle loro spalle. I versi del cavalier Balossardi saranno in breve pubblicati, e rideranno anche i lettori: io voglio qui citare il sonetto di Corrado Ricci, che è tuttavia inedito:

Per un'ulcera dura nel prepuzio