[701.] Tacit. Germ. c. 6. Questi stendardi altro non erano che teste di animali feroci.
[702.] Vedi un esempio di questo costume in Tacito, Annal. XIII. 57.
[703.] Cesare, Diodoro e Lucano sembrano attribuire questa dottrina ai Galli, ma il Sig. Pelloutier (Stor. dei Celti l. XIII c. 18) si sforza d'interpretare le loro espressioni in un senso più ortodosso.
[704.] Riguardo a questa grossolana, ma seducente dottrina dell'Edda, vedi la favola XX nella curiosa traduzione di quel libro, pubblicata dal sig. Mallet nella sua introduzione alla storia di Danimarca.
[705.] Vedi Tacito Germ. c. 3, Diod. Sicul. l. V, Strab. l. IV p. 197. Il dotto lettore può rammentarsi il grado di Demodoco nella Corte feacia, e l'ardore infuso da Tirteo negli avviliti Spartani. Vi è per altro poca probabilità, che i Greci ed i Germani fossero una stessa nazione. Quante erudite fole si risparmierebbero, se volessero i nostri antiquarj riflettere, che situazioni simili produrranno naturalmente simili costumi.
[706.] Missilia spargunt. Tacit. German. c. 6. O questo Storico si è servito di una indeterminata espressione, o ha voluto dire che erano gettati a caso.
[707.] Era questa la loro principale distinzione dai Sarmati, i quali generalmente combattevano a cavallo.
[708.] La relazione di questa impresa occupa una gran parte dei libri quarto e quinto della Storia di Tacito, ed è più pregevole per l'eloquenza, che per la chiarezza. Enrico Saville vi ha osservate molte negligenze.
[709.] Tacito Stor. IV 13. Avea come essi perduto un occhio.
[710.] Erano comprese tra i due rami dell'antico Reno, come sussistevano prima che l'arte e la natura cambiassero l'aspetto del paese. Vedi Cluver. German. Antiq. l. II c. 30, 57.