I Germani rispettavano quei doveri soltanto, che s'imponevano da se stessi. Il più oscuro soldato resisteva con disprezzo all'autorità dei magistrati. «I più nobili giovani non arrossivano di essere contati tra i fedeli compagni di qualche illustre Capo, al quale consacravano le loro armi ed i loro servigi. Regnava tra questi compagni una nobile emulazione di ottenere il primo posto nella stima del loro Capo, e tra i Capi, di acquistare il numero maggiore di valorosi compagni. L'ambizione e la forza dei Capi consisteva nell'essere sempre accompagnati da una truppa di scelti giovani, loro ornamento in pace, e loro difesa in guerra. La gloria di eroi così illustri si diffondeva oltre gli angusti confini della loro propria tribù. Con regali e con ambasciate si ricercava la loro amicizia; e la fama delle loro armi assicurava sovente la vittoria a quel partito ch'essi abbracciavano. Nell'ora del pericolo era vergogna pel Capo l'essere superato in valore da' suoi compagni; e per questi era vergogna il non eguagliare il valore del loro Capo. Il sopravvivere alla caduta di lui nella battaglia, era una eterna infamia. Il più sacro de' loro doveri stava nel proteggere la persona e adornare la gloria di lui con i trofei delle proprie geste. I Capi combattevano per la vittoria, i compagni pel Capo. I più nobili guerrieri, quando il loro paese nativo era immerso nell'ozio della pace, mantenevano le numerose lor truppe in qualche remota scena d'azione, per esercitarne l'instancabil coraggio, ed acquistar fama in quei volontarj pericoli. Il feroce destriero, la sanguinosa ed invitta lancia, doni ben degni di un soldato, erano le ricompense, che i compagni esigevano dalla liberalità del loro Capo. La rustica abbondanza della sua mensa ospitale era l'unica paga ch'egli potesse accordare, e ch'essi volessero ricevere. La guerra, la rapina, e le volontarie offerte de' suoi amici fornivano i materiali di tale munificenza[687].» Questa istituzione, per quanto potesse accidentalmente indebolire le diverse repubbliche dei Germani, invigoriva però il generale carattere della nazione, e conduceva ancora a maturità tutte le virtù, delle quali i Barbari sono capaci, la fede, l'ospitalità e la cortesia, virtù tanto cospicue, gran tempo dopo, nei secoli della cavalleria. Un ingegnoso scrittore ha supposto, che gli onorevoli doni largiti dal Cupo ai suoi valorosi compagni, contengano i primi rudimenti dei feudi, distribuiti dopo la conquista delle province romane dai barbari Signori ai loro vassalli, con un obbligo somigliante di militar servigio ed omaggio[688]. Queste condizioni sono però ripugnanti alle massime degli antichi Germani, che si facevano con piacere doni scambievoli, ma senza imporre o ricevere il peso delle obbligazioni[689].

«Al tempo della cavalleria, o per meglio dire dei romanzi, tutti gli uomini erano valorosi, tutte le donne eran caste»; e benchè quest'ultima virtù si conservi con maggiore difficoltà della prima, viene per altro attribuita, quasi senza eccezione, alle mogli degli antichi Germani. Non era in uso la poligamia che tra i Principi, e questa soltanto per moltiplicare le loro parentele. I costumi più che le leggi proibivano i divorzi. Gli adulteri venivano puniti come delitti rari ed inespiabili; nè l'esempio o la moda[690] giustificava la seduzione. Facilmente si vede che Tacito si lancia trasportare dall'onesto piacere di mostrare il contrasto della barbarica virtù con la dissoluta condotta delle dame romane, ma pure vi sono alcune circostanze molto notevoli, che danno un'aria di verità, o almeno di probabilità, alla fede e castità coniugale dei Germani.

Benchè il progresso della cultura abbia indubitatamente contribuito a raddolcire le più fiere passioni della natura umana, sembra però che sia stato men favorevole alla virtù della castità, il cui più pericoloso nemico è la mollezza dell'animo. I raffinamenti della vita corrompono, mentre rendono più gentile la corrispondenza dei due sessi. Il grossolano appetito dell'amore diviene più pericoloso, quando è sublimato, o piuttosto in verità mascherato dal sentimento. L'eleganza del vestire, dei modi, e dei costumi da un risalto alla bellezza, ed infiamma i sensi per via della immaginazione. Liberi discorsi, balli notturni, e licenziosi spettacoli presentano la tentazione e lo occasioni alla fragilità femminile[691]. La povertà, la solitudine, e le penose cure della vita domestica assicuravano da tali pericoli le rozze mogli de' Barbari. Le capanne germane, da per tutto aperte all'occhio della indiscretezza o della gelosia, custodivano meglio la fedeltà coniugale, che non le mura, i chiavistelli, e gli eunuchi di un serraglio persiano. A questa ragione un'altra se ne può aggiugnere di più onorevol natura. I Germani trattavano le loro mogli con istima e confidenza; le consultavano in ogni importante occasione, e ciecamente credevano che risedesse nei loro petti una santità e prudenza sovrumana. Alcune di queste, interpreti del fato, come Velleda nella guerra dei Batavi, governavano a nomo della Divinità le più feroci nazioni della Germania[692]. Le altre, senza essere adorate come Dee, erano rispettate come libere ed uguali compagne dei soldati; associate ancora dalla cerimonia del matrimonio ad una vita piena di fatica, di pericolo, e di gloria[693]. Nelle loro grandi invasioni, il campo dei Barbari era ripieno di una moltitudine di donne che stavansi ferme ed intrepide in mezzo al suono delle armi, ai diversi aspetti della distruzione, ed alle gloriose ferite dei loro figli e mariti[694]. Più di una volta i fuggitivi Germani sono stati ricondotti contro il nemico dalla generosa disperazione delle donne, più atterrite dalla schiavitù che dalla morte. Se la battaglia era irreparabilmente perduta, sapevan bene con le proprie mani liberare se stesse ed i figli dagl' insulti del vincitore[695]. Eroine di questa tempra meritano, è vero, la nostra ammirazione, ma sicuramente non erano nè amabili, nè molto capaci di amore. Affettando di emulare le fiere virtù degli uomini, doveano avere rinunziato a quella seducente dolcezza, nella quale principalmente consiste l'incanto e la debolezza della donna. Il proprio orgoglio aveva avvezzate le donne germane a sopprimere ogni tenera commozione contraria al loro onore, ed il primo onore del sesso è sempre stata la castità. I sentimenti, e la condotta di quelle coraggiose matrone possono essere considerati nel tempo medesimo come una causa, un effetto, e una prova del carattere generale della nazione. Il coraggio femminile, per quanto sia animato dal fanatismo, o confermato dall'abito, non può essere che una debole ed imperfetta imitazione del valore degli uomini, che illustrano il secolo, od il paese, nel quale essi vivono.

Il sistema religioso dei Germani (se pur le rozze opinioni dei selvaggi meritano questo nome) era dettato dai loro bisogni, dai loro timori, e dalla loro ignoranza[696]. Adoravano i grandi oggetti visibili ed agenti della natura, il Sole e la Luna, il Fuoco e la Terra, insieme con quelle immaginarie divinità, le quali si supponevano presedere alle più importanti occupazioni dell'umana vita. Erano persuasi di potere, colle ridicole arti della divinazione, indagare la volontà degli enti superiori, e credevano che i sacrifizj umani fossero le più preziose o gradite offerte ai loro altari. È stato con troppa fretta fatto applauso alla sublime idea, che quei popoli avevano della divinità, non confinata da loro dentro le mura di un tempio, nè rappresentata sotto alcuna figura umana; ma quando si riflette che i Germani erano imperiti nell'architettura, ignoranti affatto nella scultura, presto trovasi la vera ragione di uno scrupolo, derivante non tanto da superiorità d'intelletto, quanto da mancanza d'ingegno. I soli tempj della Germania erano gli oscuri ed antichi boschi, consacrati dalla venerazione di varie generazioni. Il loro tenebroso silenzio, l'immaginaria residenza di un invisibil potere, non presentando alcun distinto oggetto di terrore o di adorazione, imprimea nella mente un profondo sentimento di orrore religioso[697]; ed i sacerdoti, rozzi ed ignoranti com'erano, avevano appreso dall'esperienza l'uso di tutti quegli artifizj, che potessero conservare e fortificare impressioni sì convenienti al loro proprio interesse.

La stessa ignoranza, che rende i Barbari incapaci di comprendere il bene, o di accettare l'utile freno delle leggi, gli espone nudi e disarmati ai ciechi terrori della superstizione. I sacerdoti germani, aumentando questa favorevole disposizione dei loro concittadini, avevano usurpata, anche negli affari temporali, una giurisdizione, che i Magistrati non avrebbero ardito di esercitare, ed il superbo guerriero pazientemente si sottoponeva alla sferza della correzione, quando veniva non da alcuna potenza umana, ma dall'ordine immediato del Dio della guerra[698]. Ai difetti della politica civile suppliva talora l'interposizione della sacerdotale autorità. L'ultima era costantemente impiegata a mantenere il silenzio e la decenza nelle assemblee popolari; e si estendeva talvolta ad interessi più importanti per la pubblica prosperità. Fu per qualche casuale circostanza fatta una solenne processione nei paesi or conosciuti sotto i nomi di Meclenburgo e di Pomerania. L'ignoto simbolo della Terra, coperto con un denso velo, fu posto sopra un carro tirato dalle vacche; e in questa guisa la Dea, che risedeva ordinariamente nell'isola di Rugen, visitò le diverse circonvicine Tribù de' suoi adoratori. Durante il suo viaggio fu acchetato ogni rumore di guerra, le discordie rimasero sospese, le armi deposte: e gl'inquieti Germani ebbero l'occasione di godere i beni della pace e della concordia[699]. La tregua di Dio, così spesso e così inutilmente proclamata dal clero dell'undecimo secolo, era un'ovvia imitazione di quell'antica usanza[700].

Ma l'influenza della religione era molto più capace d'infiammare, che di moderare le feroci passioni dei Germani. L'interesse ed il fanatismo spesso mossero i suoi ministri a santificare le più temerarie ed ingiuste imprese coll'approvazione del Cielo, e colle promesse di un felice successo. Le sacre insegne lungamente venerate ne' boschi della superstizione, erano messe alla fronte della battaglia[701]; e l'esercito nemico veniva consacrato con orribili imprecazioni agli Dei della guerra e del fulmine[702]. Nella credenza dei soldati (e tali erano i Germani) la codardia è il più imperdonabile di tutti i peccati. Un uomo coraggioso era il degno favorito delle loro marziali divinità; lo sciagurato, che aveva perduto il suo scudo, era bandito dalle religiose e dalle civili assemblee dei suoi concittadini. Sembra che alcune Tribù settentrionali avessero abbracciata la dottrina della trasmigrazione[703], ed altre immaginato un materiale paradiso di perpetua ubbriachezza[704]. Tutte però convenivano che la vita spesa nell'armi, ed una gloriosa morte in battaglia erano i migliori preparativi per un felice avvenire in questo, ed in un altro Mondo.

L'immortalità così vanamente promessa dai sacerdoti, era in qualche modo conferita dai Bardi. Questo ordine singolare d'uomini ha meritamente occupata l'attenzione di tutti coloro, che hanno tentato d'investigare le antichità dei Celti, degli Scandinavi, e dei Germani. Il loro genio ed il loro carattere, come ancora la venerazione portata al loro importante uffizio, sono state bastantemente illustrate. Ma non si può con eguale facilità esprimere, e neppur concepire l'entusiasmo di armi e di gloria, ch'essi accendevano nel petto dei loro uditori. Tra un popolo culto, il gusto per la poesia è piuttosto un trattenimento della fantasia, che una passione dell'animo. Pure, quando in un tranquillo ritiro si rileggono le battaglie descritte da Omero e dal Tasso, siamo insensibilmente sedotti dalla finzione, e proviamo un momentaneo trasporto di ardor militare. Ma quanto mai debole, e quanto fredda è mai la sensazione, che da uno studio solitario può ricevere un animo quieto! Nel momento della battaglia, o nella allegrezza della vittoria, celebravano i Bardi la gloria degli antichi Eroi, antenati di quei bellicosi capitani, che ascoltavano con trasporto le loro semplici, ma animate canzoni. La vista delle armi o del pericolo ingrandiva gli effetti del canto militare; e le passioni, che si volevano con quello eccitare, la sete di gloria, e il disprezzo della morte, erano gli abituali sentimenti di un animo germano[705].

Tale la condizione, e tali erano i costumi degli antichi Germani. Il loro clima, la loro ignoranza delle scienze, delle arti e delle leggi, le loro idee di onore, di valore e di religione, il sentimento di libertà, l'avversione alla pace, e la sete di nuove imprese, tutto in somma contribuì a formare un popolo di Eroi militari. Ma nonostante si vede che per più di dugento cinquanta anni, che passarono dalla disfatta di Varo al regno di Decio, questi Barbari formidabili fecero pochi considerabili tentativi, e niuna riguardevole impresa contro le dissolute o schiave province dell'Impero. Il loro progresso fu impedito dalla mancanza d'armi e di disciplina, ed il loro furore divertito dalle intestine discordie dell'antica Germania.

I. È stato ingegnosamente osservato e non senza verità, che una nazione padrona del ferro, diventa ben presto padrona dell'oro. Ma le selvagge Tribù della Germania, prive ugualmente d'ambidue questi stimabili metalli, erano ridotte a lentamente acquistare colla non secondata lor forza il possesso dell'uno o dell'altro. L'aspetto di un esercito di Germani mostrava la penuria che avevano di ferro. Di rado poterono far uso delle spade e delle lance più lunghe. Le loro framee (come essi nella lor lingua le nominavano) erano lunghe aste, che in cima aveano un'acuta e stretta punta di ferro, e ch'essi, secondo l'occasione, o lanciavano da lontano, o maneggiavano combattendo a corpo a corpo. La loro cavalleria non aveva altre armi, che quest'asta e uno scudo. Una moltitudine di dardi scagliati con incredibile forza[706] era quel di più che avesse l'infanteria. L'abito militare, quando pure l'avevano, altro non era che uno sciolto mantello. Una varietà di colori era l'unico ornamento dei loro scudi, fatti di legno o di giunco. Pochi tra i Capi erano distinti dalla corazza, e niuno quasi dall'elmo. Benchè i cavalli della Germania non fossero nè belli, nè veloci, nè avvezzi alle artificiose evoluzioni della cavalleria romana, contuttociò parecchie di quelle nazioni furono rinomate per la loro cavalleria; ma generalmente la principale forza dei Germani consisteva nell'infanteria[707] che si ordinava in profonde colonne, secondo la distinzione delle tribù e delle famiglie. Impazienti della fatica o dell'indugio questi guerrieri mezzo armati correvano alla battaglia con dissonanti strida e in disordinate file; e talvolta collo sforzo del valor naturale superavano la forzata e più artificiale bravura dei mercenarj romani. Ma siccome i Barbari perdevano tutto il loro vigore nel primo assalto, non sapevano nè come riordinarsi, nè come ritirarsi. Una resistenza improvvisa cagionava la loro disfatta; e la disfatta era quasi sempre una total distruzione. Quando noi riflettiamo all'intera armatura dei soldati romani, alla loro disciplina, agli esercizj, all'evoluzioni, ai campi fortificati, e alle macchine militari, restiamo giustamente sorpresi, che il nudo e non assistito valore dei Barbari osasse incontrare in campo la forza delle legioni, e delle diverse truppe ausiliarie, che secondavano le loro operazioni. Troppo fu ineguale il conflitto, finchè il lusso non ebbe snervato il vigore degli eserciti romani, e lo spirito di disubbidienza e di sedizione non n'ebbe corrotta la disciplina. L'introduzione dei Barbari ausiliarj in quelle armate fu un passo accompagnato da molti ovvj pericoli, giacchè così poterono i Germani a poco a poco istruirsi nelle arti della guerra e della politica. Benchè vi fossero ammessi in piccol numero e con le maggiori precauzioni, l'esempio di Civile fu proprio a convincere i Romani che il pericolo non era immaginario, e che le loro precauzioni non erano sempre bastanti[708]. Nelle guerre civili, che seguitarono la morte di Nerone, quell'artificioso ed intrepido Batavo, che i suoi nemici medesimi paragonarono ad Annibale ed a Sertorio[709], formò un gran disegno di libertà e di ambizione. Otto coorti batave, rinomate nelle guerre della Britannia e dell'Italia, corsero sotto il di lui stendardo. Egli condusse un'armata di Germani nella Gallia, fece abbracciare il suo partito alle potenti città di Treveri e di Langres, disfece le legioni, distrusse i loro campi fortificati, ed impiegò contro i Romani quella scienza militare, ch'egli aveva acquistata nel loro servizio. Quando finalmente, dopo una ostinata resistenza, cedè al potere dell'Impero, Civile assicurò sè stesso e la patria con un trattato onorevole. I Batavi continuarono sempre ad occupare le isole del Reno[710], come alleati, non come schiavi della Monarchia romana.

II. La forza dell'antica Germania par formidabile, quando consideriamo gli effetti che gli uniti sforzi della medesima avrebbero potuto produrre. Quella vasta estensione di paese potea contenere un milione di guerrieri, giacchè chiunque v'era in età di portar le armi, era ancora disposto ad usarle. Ma questa feroce moltitudine, incapace di concertare, o di eseguire alcun piano di grandezza nazionale, veniva agitata da diverse e spesso nemiche fazioni. La Germania era divisa in più di quaranta Stati indipendenti; ed in ciascuno di questi Stati ancora l'unione delle diverse tribù era assai debole o precaria. Questi Barbari facilmente si sdegnavano; non sapevano dimenticare un'ingiuria, e molto meno un insulto; i loro risentimenti erano sanguinosi ed implacabili. Le casuali contese, che sì spesso insorgevano nelle loro tumultuose compagnie, o cacciando o bevendo, erano bastanti ad accendere gli animi d'intere nazioni; la privata nimicizia di due considerabili capitani si diffondeva tra i loro seguaci ed i loro alleati. Il castigare gl'insolenti, il saccheggiar gl'indifesi erano eguali motivi di far la guerra. Gli Stati più formidabili della Germania si studiavano di circondare i loro territorj con una larga frontiera di solitudine e di devastazione. Così quella spaventosa distanza gli assicurava dai loro vicini, attestava il terrore delle loro armi, e in qualche modo li difendeva dal pericolo d'inaspettate incursioni[711].