[252.] «Ausus sese inserere fortunae et provocare arma Romana.»
[253.] Ved. Procopio De Bell. Persic. l. I. c. 19.
[254.] Egli fissò il pubblico mantenimento di grano pel popolo di Alessandria a due milioni di medimni, quattrocentomila sacca in circa, Chron. Paschal. p. 176. Procop. Hist. Arcan. c. 26.
[255.] Giovanni di Antiochia in Excerpt. Valerian. p. 834. Suida in Diocleziano.
[256.] Vedi una breve storia e confutazione dell'alchimia nelle opere di un filosofo compilatore, la Mothe le Vayer, tom. 1, p. 327-353.
[257.] Vedi l'educazione e la forza di Tiridate nella storia Armena di Mosè di Corene, l. II. c. 76. Egli potea prendere due tori selvaggi per le corna e romperle colle sue mani.
[258.] Se prestiamo fede al più giovine Vittore, il quale suppone che nell'anno 323 Licinio avesse solamente sessant'anni, egli appena potrebbe esser la stessa persona del protettor di Tiridate; ma noi sappiamo da molto miglior autorità (Eusebio Stor. Ecclesiast. l. X. cap. 8.) che Licinio era allora nell'ultimo periodo della vecchiezza: sedici anni avanti, vien rappresentato con capelli canuti, e come contemporaneo di Galerio. Vedi Lattanz. c. 31. Licinio era nato probabilmente verso l'anno 250.
[259.] Vedi i libri 62 e 63 di Dione Cassio.
[260.] Mosè di Corene, Stor. Armen. l. II. c. 74. Le statue erano state erette da Valarsace, che regnava nell'Armenia circa 130 anni avanti Cristo, e fu il primo Re della famiglia di Arsace (Vedi Mosè, Stor. Armen. l. II. 2, 3). La deificazione degli Arsaci vien menzionata da Giustino (XLI. 5.) e da Ammiano Marcellino. (XXIII. 6.)
[261.] La nobiltà Armena era numerosa e potente. Mosè fa menzione di molte famiglie, le quali erano illustri sotto il regno di Valarsace (l. II. 7.) e le quali sussistevano ancora al suo tempo verso la metà del quinto secolo. Vedi la Prefaz. dei suoi editori.