[301.] Vedi il Codice Teodos. l. VI. Tit. II. col commentario del Gotofredo.

[302.] Vedi la XII. Dissertazione nell'eccellente opera dello Spanemio De usu Numismatum. Dalle medaglie, dalle iscrizioni e dagli Storici egli esamina ogni titolo separatamente, e lo rintraccia da Augusto fino alla sua soppressione.

[303.] Plinio (nel Panegir. c. 3-55. etc. ) parla del titolo di Dominus con esecrazione, come sinonimo di Tiranno, ed opposto al Principe. E lo stesso Plinio dà regolarmente quel titolo (nel decimo libro delle lettere) al suo amico più che padrone, al virtuoso Traiano. Questa strana contraddizione imbroglia i commentatori che pensano, ed i traduttori che possono scrivere.

[304.] Sinesio de Regno, Ediz. del Petav. p. 15. Io sono obbligato di questa citazione all'Abate de la Bleterie.

[305.] Vedi Vendale De consecratione, p. 354. etc. Era costume degl'Imperatori di far menzione (nel preambolo delle leggi) della loro Divinità, della Sacra Maestà, degli Oracoli Divini etc... Secondo Tillemont, Gregorio Nazianzeno si lamenta molto amaramente di una tale profanazione, specialmente quando era usata da un Imperatore Ariano.

[306.] Vedi Spanem. de usu Numismat. Dissert. XII.

[307.] Aurel. Vittore. Eutropio, IX. 26. Apparisce dai Panegiristi, che i Romani si riconciliarono ben tosto col nome e colla cerimonia dell'adorazione.

[308.] Le novità, introdotte Diocleziano, sono principalmente dedotte, I. da alcuni passi molto forti di Lattanzio, e II. dai nuovi e vari impieghi, che nel Codice Teodosiano compariscono già stabiliti nel principio del regno di Costantino.

[309.] Lattanzio de M. P. c. 7.

[310.] «Indicta lex nova quae sane illorum temporum modestia tolerabilis, in perniciem processit.» Aurelio Vittore, il quale ha delineato il carattere di Diocleziano con buon senso, ma in cattivo latino. «Solus omnium post conditum Romanum Imperium, qui ex tanto fastigio sponte ad privatae vitae statum civitatemque remearet.» Eutrop. IX. 28.