Et regio Herculei Celebris sub honore lavacri.

Cunctaque marmoreis ornata Perystyla signis;

Maeniaque in valli formam circumdata labro,

Omnia, quae magnis operum velut aemula formis

Excellunt: nec juncta premit vicinia Romae.»

[296.] Lattanzio de M. P. c. 7. Libanio, Orazion. VIII. p. 203.

[297.] Lattanzio de M. P. c. 17. In una simile congiuntura Ammiano riferisce la dicacità della plebe, come non molto gradevole ad un orecchio Imperiale. Ved. I. XVI. p. 10.

[298.] Lattanzio accusa Massimiano di aver distrutto fictis criminationibus lumina Senatus (de M. P. c. 8.) Aurelio Vittore parla molto dubbiosamente della fede di Diocleziano verso i suoi amici.

[299.] «Truncatae vires urbis, imminuto Praetoriarum cohortium atque in armis vulgi numero». Aurel. Vittore. Lattanzio attribuisce a Galerio la continuazione del medesimo disegno. (c. 26.)

[300.] Questi erano corpi veterani acquartierati nell'Illirico; e secondo l'antico stabilimento, ciascuno era di seimila uomini. Essi aveano acquistata molta riputazione per l'uso delle plumbatae o dardi carichi di piombo. Ogni soldato ne portava cinque, ch'egli lanciava a una distanza considerabile con gran forza e destrezza. Vedi Vegezio, l. 17.