[429.] Ho riferito questo singolare aneddoto sull'autorità di Filostorgio l. II. c. 16. Ma se mai da Costanzo, o dagli aderenti di lui si usò tal pretesto, dipoi fu disprezzato, appena ebbe servito all'immediato loro disegno. Atanasio (Tom. I p. 856) fa menzione del giuramento, che Costanzo avea preso per la sicurezza de' suoi congiunti.
[430.] Coniugia sobrinarum diu ignorata tempore addito percrebuisse. Tacit. Annal. XII. 6. e Lips. Ib. La rivocazione dell'antica legge, e la pratica di cinquecent'anni non furono bastanti a sradicare i pregiudizi de' Romani, che sempre risguardarono i matrimonj de' cugini germani come una specie d'imperfetto incesto (Augustin. De civ. Dei XV. 6.); e Giuliano, il cui spirito era stravolto dalla superstizione e dall'ira, diffama queste non naturali parentele fra' propri di lui cugini coll'obbrobrioso epiteto di γαμὼν τε ου γαμον nozze non nuziali (Orat. VII p. 228). La giurisprudenza de' canoni ha di poi restituita, e rinvigorita questa proibizione, senza però averla potuta introdurre nelle civili, o comuni leggi di Europa. Vedi a proposito di questi matrimonj Taylor Leg. Civ. p. 331. Brorer. de Jur. Connub. l. II. c. 12. Hericourt Loix Eccles. P. III. c. 4. Fleury Inst. du Droit Can. Tom. I. p. 331. Paris 1767 e Fra Paolo Istor. del Conc. Trid. l. VIII.
[431.] Giuliano (ad S. P. Q. Athen. p. 270) accusa il suo cugino Costanzo di tutta la colpa di un macello, in cui era stato sì vicino a soccombere ei pure. Vien confermata la sua asserzione da Atanasio, che per ragioni di altro genere non era meno nemico di Costanzo (Tom. I. p. 856.) Zosimo conviene nella medesima accusa; ma i tre abbreviatori Eutropio e i Vittori usano l'espressione molto temperata sinente potius quam jubente; — incertum quo suasore — vi militum.
[432.] Euseb. in vit. Const. l. IV. c. 69. Zosim. l. II. p. 1117. Idat. in Chron. Vedi due note di Tillemont Hist. des Emper. IV. p. 1086-1091. Si fa menzione del regno del fratello maggiore in Costantinopoli solo nella Cronica Alessandrina.
[433.] Agatia, che visse nel sesto secolo, è l'autore di questa istoria (l. IV. p. 135. edit. Lovre). Egli rilevò tali notizie da alcuni estratti delle Croniche persiane, che ottenne e tradusse l'interprete Sergio durante la sua ambasceria a quella Corte. La Coronazione della madre di Sapore, è similmente rammentata da Schikard (Tarikk. p. 126) e D'Herbelot (Bibl. Orient. p. 763).
[434.] D'Herbelot. Bibl. Or. p. 764.
[435.] Sesto Rufo c. 26 la di cui autorità in quest'occasione non è disprezzabile, afferma che i Persiani richiesero invano la pace, e che Costantino si preparava a marciar contro di loro; ma il peso maggiore della testimonianza d'Eusebio ci costringe ad ammettere, se non la ratifica, i preliminari almeno del trattato. Vedi Tillemont Hist. des Emper. T. IV. p. 420.
[436.] Julian. Orat. I. p. 20.
[437.] Julian. Orat. I. p. 20, 21. Mosè di Corene l. II. c. 8-9 l. III. c. 1-9. p 226-240. Il perfetto accordo fra gl'indeterminati cenni dell'Oratore contemporaneo e la circostanziata narrazione dell'Istorico nazionale dà lume all'uno e peso all'altro. Può anche osservarsi, rispetto all'autorità di Mosè, che si trova il nome d'Antioco pochi anni prima in un uffizio d'inferior dignità. Vedi Gotofred. Cod. Theodos. Tom. IV. p. 350.
[438.] Ammiano XIV 4. fa una viva descrizione della vita vagabonda e predatoria de' Saraceni, che s'estendevano da' confini dell'Assiria fino alle cateratte del Nilo. Dalle avventure di Malco, che Girolamo riferisce in sì piacevol maniera, si rileva, che la pubblica strada fra Berea ed Edessa era infestata da questi ladroni. Ved. Hieron. Tom. I. p. 256.