[501.] Ella preceduto avea suo marito; ma morì di febbre per viaggio in un picciol luogo della Bitinia chiamato Coenum Gallicanum.

[502.] Le legioni Tebee, acquartierate in Adrianopoli, mandarono a Gallo una deputazione coll'offerta de' loro servigi. (Ammiano l. XIV. c. 11.) La Notizia (S. 6, 20, 38. Edit. Labb.) fa menzione di tre diverse legioni, ch'ebbero il nome di Tebee. Lo zelo del Voltaire, per distruggere una disprezzabile quantunque celebre leggenda, lo ha tentato a negare, su' più leggieri fondamenti, l'esistenza d'una legione Tebea negli eserciti Romani. Vedi Oeuvr. de Voltaire Tom. XI. p. 414 Edit. 4.

[503.] Vedi l'intera narrazione del viaggio e della morte di Gallo presso Ammiano l. XIV. c. 11. Giuliano si duole, che fosse condannato a morte il fratello senza processo: si studia di giustificare o almen di scusare la crudel vendetta, che questi avea fatto, de' suoi nemici; ma sembra alla fine confessare, che giustamente si potea privarlo della porpora.

[504.] Filostorg. l. IV, c. 1. Zonara l. XIII. T. II. p. 19. Ma il primo era parziale per un Monarca Arriano, ed il secondo trascrisse senza scelta o criterio tutto quel che trovò negli scritti degli antichi.

[505.] Vedi Ammiano Marcellino (l. XV. c. 1, 3, 8.) Giuliano medesimo, nella sua lettera agli Ateniesi, fa una molto viva e giusta pittura del suo pericolo e de' suoi sentimenti. Egli dimostra però qualche propensione ad esagerar le sue pene, insinuando, sebbene in termini oscuri, ch'esse durarono più d'un anno; periodo che non si può conciliare colla verità della cronologia.

[506.] Giuliano ha esposto i delitti e le sventure della famiglia di Costantino in una favola allegorica con felicità immaginata, e raccontata piacevolmente. Essa forma la conclusione dell'Orazione settima, da cui fu staccata e tradotta dall'Abate della Bleterie: Vit. di Giovian. (Tom. II. p. 385-408).

[507.] Essa era nativa di Tessalonica in Macedonia, di nobil famiglia, figliuola e sorella di Consoli. Si può collocare il suo matrimonio coll'Imperatore nell'anno 352. In un tempo di divisione, gli storici di tutti i partiti sono fra loro d'accordo nelle sue lodi. Vedi le loro testimonianze raccolte dal Tillemont Hist. des Emper. (Tom. IV. p. 750-754).

[508.] Libanio e Gregorio Nazianzeno hanno esaurito gli artifizi e le forze della loro eloquenza per rappresentar Giuliano come o il primo fra gli Eroi, o il peggior de' Tiranni. Gregorio fu di lui condiscepolo in Atene; ed i sintomi, ch'egli sì tragicamente descrive della futura empietà dell'Apostata, si riducono solo ad alcune imperfezioni di corpo, ed a certe singolarità del suo conversare, e delle sue maniere. Esso protesta, ciò nonostante, che fin d'allora previde e predisse le calamità della Chiesa e dello Stato. (Gregor. Naz. Orat. IV. p. 121, 122.)

[509.] Succumbere tot necessitatibus tamque crebris unum se, quod numquam fecerat, aperte demonstrans; Ammiano l. XV. c. 8. Ivi esprime con i propri lor termini le adulatrici proteste de' Cortigiani.

[510.] Tantum a temperatis moribus Juliani differens fratris, quantum inter Vespasiani filios fuit Domitianus et Titum; Ammiano l. XIV. c. 21. Le circostanze e l'educazione de' due fratelli furono tanto simili, che somministrano un forte esempio dell'innate diversità de' caratteri.