Nel confrontar poi con questo principio la morale Evangelica, l'Autore vuol dare ad intendere, che tutti i detti di Gesù Cristo abbiano forza di precetto, e che l'idea de' consigli fosse impiegata tardi per dare soddisfazione alla filosofia. Quante volte è stato prodotto contro gli oppositori il passo decisivo dell'Evangelio: se vuoi salvarti, osserva i precetti: se vuoi esser perfetto, vendi quanto possiedi, e segui me.

Ha egli in seguito raccolte alcune forti espressioni de' Santi Padri, i quali secondo lo stile concionatorio dimandano il più, affine di ottenere il meno, ed ha detto con intrepidezza: ecco, o Cristiani, la vostra morale: frattanto i Cristiani non trovano il peccato nelle cose appartenenti a' comodi ed a' piaceri de' sensi; se non quando esse turbano l'esercizio delle facoltà spirituali, e distolgono l'animo dalla sua naturale tendenza all'ultimo fine.

Che Adamo avrebbe generato senza concupiscenza, se si fosse conservato innocente è opinione privata; più comunemente s'insegna, che la via della generazione sarebbe stata sempre la stessa; ma che la concupiscenza non si sarebbe mai ribellata dalla ragione.

Le parole crescite et multiplicamini, e quelle di Gesù Cristo, che alludono all'istituzione del Sacramento del matrimonio, non palesano la perplessità d'un legislatore che permette ciò che non vorrebbe. Nè noi dobbiamo inquietarci colle questioni che fanno i Casisti a questo proposito, bastando alla condotta il sapere, che il matrimonio è lecito, e che fu inoltre elevato alla dignità di Sacramento.

Non possiamo negare, che secondo la Scrittura e la Tradizione il celibato sia più perfetto del matrimonio; ed a considerarne soltanto i vantaggi esterni, avremmo pure il suffragio della filosofia. L'Autore però non può ignorare, che questo non è un precetto se non ecclesiastico, e semplicemente per coloro, che vogliono portare il giogo, e che quanto all'interesse dello Stato nel Cristianesimo si prende per regola il bisogno del Pubblico più che la perfezione de' particolari.

L'uso delle Vergini Affricane di dividere il letto coi Diaconi e co' Preti, che S. Cipriano tentò di estirpare, ripeteva l'origine dalla dottrina del matrimonio, per la cui validità s'insegnava, che bastasse la congiunzione degli animi senza il commercio de' corpi. Con il Mosemio; il quale conviene cogli antichi Storici che sottoposte le Vergini alle prove più rigorose ritrovarono intatte; sicchè non sappiamo, perchè il nostro Autore copiando l'erudizione dal Mosemio abbia aggiunto contro di lui, che la natura insultata vendicò i suoi dritti. Questo non è uno de' difetti che egli scopre con pena, costretto dalla legge dell'imparzialità. E Dio volesse, che fosse il solo! Ma facciamo parola del secondo principio della natura.

L'amor dell'azione. A parlar con rigore l'azione non si ama per se stessa, ma come mezzo che conduce ad un fine. Noi riconosciamo volentieri, che l'operare in pace per far fiorire il buon ordine, e per procurare il ben essere de' nostri simili, come anche l'operare in guerra giusta per proteggere la pace, è conforme all'intenzione del Creatore, purchè si depuri dalla corruzione, che vi sogliono spargere l'ambizione, la cupidigia e l'ira; passioni che sempre campeggiano nella Storia Greca e Romana, ed oscurano quella scarsa porzione di bene, che l'attività di quelle genti produsse. Intorno alla qual cosa non temiamo di asserire, che il Cristianesimo non solo non distrugge questo amore d'azione necessario alla sicurezza ed alla prosperità dello Stato, ma inoltre lo fortifica e lo perfeziona.

Non lo distrugge, perchè non vieta la giusta difesa di se stesso, avendone lasciato un illustre esempio S. Paolo, il quale non si fece illecito di sostener la sua causa innanzi a' legittimi tribunali, e di appellarsi in ultimo grado a quello di Cesare. Si vieta l'odio, il rancore, lo spirito della vendetta, e lo vieta ancora la legge di natura.

Non lo distrugge, perchè nella dottrina della Chiesa non si è mai reputata illecita la guerra, come evidentemente lo provano i passi verbali del nuovo Testamento raccolti a bella posta dal Grozio; e come lo conferma il fatto medesimo, che ne addita le armate Romane non mai scarse di soldati e di ufficiali Cristiani. Origene, ed alcuni altri pochi Dottori seguirono l'opinione contraria.

Non lo distrugge, perchè lo spirito del Cristianesimo non si offende dall'uso de' giuramenti, ma dal giurare per le false Divinità e per la Fortuna dell'Imperatore, ch'era una di quelle.