Non lo distrugge finalmente, perchè i Cristiani, anzichè abborrire del tutto gli affari civili, s'impegnavano con prontezza negli uffizj loro destinati dagli Imperadori; e si sa, che non pure l'esercito, ma eziandio il palazzo di Diocleziano abbondava più di ministri Cristiani che di uffiziali Gentili.
Anzi lo fortifica; primo, perchè tanto nel Principe quanto ne' sudditi ci fa rispettare l'immagine di Dio; secondo perchè all'obbligazione esterna aggiunge l'interna; e terzo perchè propone un premio ed una pena nella vita avvenire, a cui niuna cosa del tempo può paragonarsi; e sostituendo il principio purissimo della carità a quello dell'amor proprio perfeziona il sistema della natura.
Gli antichi Cristiani non andavano a conquistare, portando la strage e la desolazione nelle città e nelle campagne; non celebravano la letizia de' trionfi con trarre incatenati al cocchio Sovrani, che non avevano altro delitto, fuorchè quello di aver difesa la propria libertà; non eccitavano popolari sedizioni per mettere in ischiavitù la Repubblica. Ma i Cristiani facevano immensi viaggi, e combattevano colle tempeste del mare, coi disastri della terra, colla fame, colla sete, per far fiorire in ogni angolo della terra l'amor di Dio e del prossimo. I Cristiani si affannavano a raccoglier limosine per distribuirle a' poveri; a visitare i pupilli; a consolare le vedove; ad estirpare gli odj e l'emulazioni; a bandire gli omicidj e gli adulterj. I Cristiani finalmente davano ricovero ai servi cacciati da' proprj padroni, e liberavano da una morte penosa i bambini esposti secondo il permesso delle leggi dalla crudeltà de' genitori, e li nutrivano, e li educavano per restituirli allo Stato. No, i Cristiani in tutto ciò non bramavano di piacere al mondo; ma vi voleva tutta l'intrepidezza del nostro Autore a soggiungere, che non erano utili al mondo. Egli ha provato questa accusa, come ha dimostrato, che la morale Cristiana fu la quarta cagione naturale dello stabilimento e de' progressi del Cristianesimo.
Quinta Conclusione che dee provare l'Autore. L'unione e la disciplina della Cristiana Repubblica fu una delle cagioni dello stabilimento e de' progressi del Cristianesimo.
Ristretto. I primitivi Cristiani morti agli affari ed a' piaceri del mondo trovarono un'occupazione nel governo della Chiesa. Una società, che attaccava la religion dominante dell'Impero dovè adottare una forma di governo particolare. Gli Apostoli non ne istituirono alcuna: le prime Chiese furono libere ed indipendenti; e sino a certo tempo il governo fu in mano de Profeti; per l'abuso de' quali furono in seguito le pubbliche funzioni della religione affidate ai Vescovi ed ai Preti; nomi che nella loro origine, sembra che indicassero lo stesso ministero ed ordine di persone. Eglino a principio governarono collegialmente: poscia fu stabilito un Presidente in ogni Collegio, come Ministro di tutto il Corpo. Questi in progresso divenne superiore per usurpazione. Verso la fine del secondo secolo le Chiese della Grecia e dell'Asia introdussero i Concilj ad imitazione delle città Greche, i quali comunicandosi gli atti con una corrispondenza reciproca venne così la Chiesa Cattolica a prender la forma, e ad acquistare la forza d'una repubblica federativa. Il Clero molte volte si oppose all'usurpazioni de' Vescovi, e fu accusato di fazione e di scisma; e la causa Episcopale dovette i suoi rapidi progressi agli ambiziosi artifizi di Cipriano e di pochi altri Prelati a lui simili. Le cagioni, che distrussero l'eguaglianza de' Sacerdoti, fecero nascere tra' Vescovi una preminenza di grado, ed indi una superiorità di giurisdizione. Quest'è l'origine de' Metropolitani ed il fondamento dell'autorità de' Papi. Ogni società ha diritto di escludere dalla sua comunione quelli che la ledono: la Chiesa Cristiana esercitava questo diritto contro gli ostinati, ed ammetteva i ravveduti alla penitenza pubblica. S. Cipriano riguardava la dottrina della scomunica e della penitenza come la più essenziale parte della Religione.
Risposta. Il governo, di cui tratta l'Autore sotto il titolo di disciplina, risguarda il regolamento interno della società Cristiana; onde se ne può spiegare la conservazione, non ha veruna relazione alle conversioni de' Gentili: nè egli ha pur tentato di dargli questo aspetto; e così lasciando intatto l'argomento, per la quinta volta si perde a fare un trattato di diritto canonico.
Ma neppure spiega così la conservazione della Chiesa. Dalla forma del governo egli deduce l'unione di tutti i Fedeli, e pretende che i Concilj dessero alla Chiesa la forza di una Repubblica federativa. Ora la sua stessa esposizione contiene gli argomenti che la distruggono.
Primo, egli è di avviso, che il governo fu sempre vario, finchè si stabilì l'autorità Episcopale, e che i Concilj furono introdotti ad esempio delle città Greche, verso la fine del secondo secolo: per la qual cosa se la Chiesa acquistò la forza d'una grande Repubblica federativa per l'istituzione de' Concilj, non se ne spiega la conservazione per tutto il tempo anteriore, in cui l'incostanza del governo, che prendeva, ora una, ora un'altra forma, non poteva darne alcuna stabilita.
Secondo, nella sua supposizione cominciarono i Cherici ad usurparsi la giurisdizione del popolo, e ad opprimerne la libertà e l'indipendenza; in seguito i Vescovi sottomisero i Sacerdoti: poscia s'introdusse una subordinazione tra' Vescovi, e finalmente il Romano Pontefice tirò a se tutta l'autorità. Il popolo fu in dissensione co' Cherici, i Cherici co' Vescovi, ed i Vescovi contrastaron fra loro e col Romano Pontefice. Questa tela di governo è ordita secondo la sua fantasia, non secondo la verità della storia: le dissensioni bensì son troppo vere; anzi egli non ne ha toccata che una parte sola; ed a noi non piace di scuoprire le piaghe dell'umanità, che lascia per tutto le funeste tracce della sua debolezza. Ci basta il sin qui detto a conchiudere, che se realmente invece della decantata unione, regnò nell'ovile di Cristo la dissensione, mal se ne prende a spiegare la conservazione dalla forma di governo, che ne fornì l'occasione.
Ragioniamo adesso sul diritto Canonico che l'Autore ci propone, e riflettiamo essere suo avviso, che qualunque forma di governo, che prendesse successivamente la Chiesa, fu d'istituzione puramente umana; o d'istituzione umana ancora i Concilj e le Censure. Noi lo neghiamo e speriamo di convincerlo ad evidenza, che il governo ecclesiastico fu istituito da Gesù Cristo, come pure i Concilj ed il diritto della scomunica; e che l'istituzione divina, anzichè soffrire alcun cangiamento, si osservò e si osserva tuttora inalterabilmente la stessa.