Quanto più atroci erano queste calunnie, tanto più cautamente doveva procedere il Governo; e la più superficiale ricerca gli avrebbe fatto scuoprire il vero. Non sarà un'eterna infamia per gl'Imperatori Romani aver uccisi tant'innocenti sopra un equivoco così grossolano?
L'attaccamento all'Idolatria; ultimo motivo di persecuzione taciuto dall'Autore.
Egli è strano che l'Autore abbia passato sotto silenzio la principal cagione delle persecuzioni, posta la quale, tutte le altre si spiegano, e tolta la quale nessuna dell'altre facilmente si concepisce. Imperciocchè sia riguardo ai delitti imputati, sia circa i sospetti, che prendevano dalle adunanze Cristiane, non è credibile che i Romani, i quali nell'amministrazione delle leggi non passano per la più ingiusta, o la più feroce nazione, avesser voluto spargere tanto sangue, e privarsi di tanti sudditi, senza un forte interesse che gli stimolasse a violare così visibilmente i principj dell'equità naturale.
L'attaccamento alla propria Religione, il quale doveva essere grande per ogni riguardo di antichità, di educazione, di libertinaggio, di gloria, faceva sì, che chiudessero volontariamente gli occhi alla luce, e che perseguitassero nella Religione Cristiana, non una setta rea e pericolosa allo Stato, ma una rivale, che minacciava all'idolatria la totale distruzione del suo regno.
Questa cagione trova nella storia di que' tempi gli argomenti più chiari a convincerne chiunque. Imperciocchè non solo vi si veggono i Sacerdoti porre in opera ogni artifizio per opprimere i Cristiani; non solo i Filosofi inventare nuovi sistemi a rettificar l'idolatria per non lasciarla cadere; ma altresì vi si vede il popolo tutto acceso del più alto fanatismo, oltrepassare i limiti prescritti dagl'imperadori allo spirito di accusa, e rinunciando talora all'ubbidienza del proprio Sovrano, usurparne la maestà per dissetarsi del sangue nemico. Cercheremo le tracce della giustizia ne' tumulti popolari?
Non creda alcuno aver l'Autore tralasciato questo articolo per pura inavvertenza: egli lo ha taciuto a disegno, poichè tanto furore religioso come poteva conciliarsi colla tolleranza del mondo Pagano, che forma l'oggetto delle sue delizie? Come avrebbe potuto dire, che i persecutori dal Cristianesimo non furono animati dal furioso zelo de' divoti, ma dalla moderata politica de' legislatori.
Dall'esame delle cagioni della persecuzione, come i persecutori possano restare assoluti, lo abbiamo sufficientemente veduto. Seguendo ora i passi dell'Autore, vedremo, s'egli riesca meglio nell'apologia de' Tiranni, cogli articoli, che pretende stabilire sulla storia delle persecuzioni. Essi sono quattro: che passò molto tempo prima che la Chiesa fosse perseguitata: che gl'Imperadori nel punire i Cristiani si condussero con precauzione e con ripugnanza: che furono moderati nell'uso delle pene: e che la Chiesa gustò molti intervalli di pace.
Articolo primo. Se veramente il Cristianesimo stette molto ad essere perseguitato.
Ristretto. I Giudei erano tollerati, e la Chiesa dimorò molto tempo coperta sotto il velo del Giudaismo. Forse gli Ebrei non tardarono ad accorgersi, che i loro fratelli Nazarei si staccavano di più in più dalla Sinagoga: ma era stata ad essi tolta l'amministrazione della giustizia criminale, nè era facile d'inspirare al Magistrato Romano il rancore del loro zelo.
Risposta. Suo intendimento è di provare, che il primo de' persecutori fu Traiano nel secondo secolo, che per conseguenza la lunga pace, che godè la Chiesa in tutto questo tempo, quanto fa risplendere l'indulgenza del Politeismo, tanto poco ci fa maravigliare de' progressi che fece la Religione.