Perchè egli taccia nell'uno e nell'altro capo con tanta ostinazione la prima fondazione del Cristianesimo nella Palestina, ognuno lo può più di leggieri comprendere. Che la Chiesa fu fondata nel vivo fuoco della persecuzione; che il fondatore ed alcuni de' suoi primi discepoli furono fatti morire da' Capi della nazione; che essa fece leggi proibitive e rigorose contro coloro che si fossero dichiarati per Gesù Nazareno; che in vigore di tali leggi si venne alla carcerazione di molti Fedeli; che questi furono costretti a sottrarsi colla fuga all'insidie de' nemici, o ad andare raminghi qua e là; che finalmente i Giudei non rivocarono mai questi ordini, sono fatti troppo noti, per non doversi che semplicemente citare.

Quanto ai Gentili convien distinguere due persecuzioni, l'una indiretta e tacita, l'altra diretta ed espressa. La seconda cominciò dall'anno decimo di Nerone, non da Traiano: e la prima fece soffrir la morte ai Cristiani avanti ancora che fossero conosciuti sotto questo nome. Proveremo l'uno e l'altro.

La Chiesa stette molto tempo coperta sotto il velo del Giudaismo. Ci siamo altrove spiegati abbastanza su di questo proposito; ma convenghiamo coll'Autore, che in que' primi tempi i Gentili non facevano differenza tra Giudei venuti alla fede, e Giudei non convertiti. I Giudei, prosiegue l'Autore, erano tollerati: la tolleranza fu loro accordata da Antonino Pio; lo ha detto pur egli. Prima di questo tempo furono perseguitati per le loro continue ribellioni; e l'Autore trova sotto Domiziano alcuni, fatti morire per costumi Giudaici. Quindi appunto perchè i Cristiani passavano per i Giudei, erano compresi nelle loro disgrazie.

Inoltre vi erano due antichissime leggi, l'una delle quali è rammentata da Livio, e l'altra da Cicerone; esse vietavano ogni culto straniero, e davano la pena di morte ai malefici. Ora Svetonio, parlando de' primi Cristiani, dice, ch'erano accusati di maleficio.

Terzo, Plinio a tempo di Traiano condannava a morte i Cristiani prima che questo Imperadore stabilisse contro di essi una pratica criminale: onde s'inferisce che gli altri Governatori seguivano pure lo stesso costume. E siccome Plinio dichiarò di non aver trovata una regola fissa per sua direzione, così è da dirsi, che si procedesse contro i Cristiani non in forza di qualche legge vigente fatta a bella posta contro di loro, ma per leggi generali, che facessero nascere perplessità nell'animo di un Ministro, che voleva guidarsi con sicurezza. Altronde si sa che, essendo state annullate le leggi di Nerone dal Senato e quelle di Domiziano dal suo successore, Plinio non può alludere a queste.

Quarto, sotto Traiano si condannarono i Cristiani pe' clamori del popolo, e non apparisce, che fosse nato allora questo abuso.

Quinto, finalmente sappiamo, che Tiberio, sotto cui fu crocifisso il Redentore del mondo, difese i Cristiani dal rigor delle leggi: niuno avendo ancora potuto far leggi espresse contro i Cristiani, uopo è dire, che si facessero valere contro di essi le leggi generali dianzi rammentate.

Ecco adunque solidamente stabilito, che il Cristianesimo appena nato, appena conosciuto, fu costretto a soggiacere sotto il flagello d'una persecuzione tacita ed indiretta, onde l'Autore non possa tanto lodare l'indulgenza del Politeismo, e non ci rappresenti la Chiesa giunta a sufficiente robustezza, prima che la persecuzione la prendesse a combattere.

La persecuzione espressa e diretta cominciò da Nerone; sue furono le prime leggi, quelle di Domiziano le seconde. Ma l'Autore facendosi bello di alcune riflessioni, che si trovano nella Storia universale del Signor di Voltaire, vuol che si tolgano questi due Imperadori dal numero de' persecutori. Ecco come parla del primo.

Ristretto. Abbiamo da Tacito, che Nerone imputando ai Cristiani l'incendio di Roma, attribuito generalmente a lui, ne fece morire una moltitudine con crudeli tormenti. Ma 1. non si può mettere in dubbio la verità del fatto, e la genuità del testo di Tacito: 2. egli non potè essere informato di questo fatto se non dalla conversazione o dalla lettura: 3. non potè parlarne se non sessant'anni dopo, quando cioè era forzato ad adottare le relazioni de' contemporanei riguardo ai Cristiani, e parlarne non tanto secondo le cognizioni o i pregiudizi dell'età di Nerone, quanto secondo quelli d'Adriano: 4. Tacito lascia spesso le circostanze intermedie che dee supplirvi il lettore. Può dirsi pertanto che Nerone fosse disposto ad imputar l'incendio di Roma piuttosto ai Giudei che agli oscuri Cristiani; e che quelli profittando della protezione di Poppea e di un Giudeo Commediante sostituissero per vittima i Galilei, setta di recente nata fra loro, e che avendo avuto lo stesso nome i seguaci di Cristo denominati Cristiani all'età d'Adriano, si credesse per equivoco accaduta ai Cristiani la disgrazia de' Galilei, e che Tacito avesse commesso lo sbaglio medesimo. Ma comunque ciò sia, questa crudeltà riguardò l'accusa dell'incendio, non de' dogmi de' Cristiani, e non uscì dal recinto di Roma; ed i Principi seguenti risparmiavano una setta oppressa da un Tiranno.