Risposta. Le quattro osservazioni sopra Tacito sono ammirabili. La prima, ch'è sulla genuità del passo, non è a proposito. Nella quarta, pretendendosi che Tacito fosse caduto in un equivoco di nomi, si vorrebbe che il lettore lo rischiarasse, con supplire le circostanze intermedie ch'egli suol tralasciare. Nella seconda Tacito, per informarsi di un avvenimento accaduto nella sua fanciullezza, doveva ricorrere alla relazione, o agli scritti. Se non che viene la terza ad annunciarci, che parlando egli di questo fatto sessanta anni dopo, cioè sotto Adriano, dovè adottare l'idee di questo tempo, non del tempo di Nerone. Il Signor di Voltaire non cumulò tanti spropositi.

O Tacito consultò memorie scritte, o le relazioni de' viventi. In un periodo di sessant'anni le memorie scritte non potevano essere, che o prossime al fatto o contemporanee; e ne' pubblici registri dovevano trovarsi i nomi, la condizione e l'istituto de' giustiziati; di sorte che a questi caratteri Tacito, il quale si mostra informato dell'origine de' Cristiani, non poteva equivocare in forza del nome: anzi avrebbe potuto correggere l'opinione del suo tempo se l'avesse trovata erronea. Se consultò le relazioni de' viventi, naturalmente dovè ricorrere a' più vecchi come a' più vicini al fatto; e benchè la di lui storia si supponga scritta sessant'anni dopo, pure non potè egli raccoglier la materia, e stenderla in breve spazio di tempo: di maniera che ci avvicineremo tanto ai contemporanei, che non si comprenderà più la possibilità dell'equivoco. Tacito era fanciullo allorchè Nerone commise quell'eccesso; nell'età avanzata non dovè informarsi da persone, che allora erano molto maggiori di lui?

Che Nerone potè essere disposto ad imputare il suo delitto ai Giudei, è un semplice può essere. Che i Giudei potessero sottrarsi a questa procella per la protezione di Poppea, è un altro può essere. Che sostituissero in loro vece i Galilei o sia i seguaci di Giuda Gaulonia, è un può essere inverisimile: poichè odiando eglino molto più che questi i Cristiani, avrebbero fatto piombar il fulmine piuttosto sopra i Cristiani, che sopra una loro setta.

Consultiamo congetture più plausibili. È certo, che i Cristiani hanno sempre creduto che Nerone incrudelisse contro di loro; e che nella loro tradizione non vi poteva essere equivoco; mentre dovevano dagli amici, da' parenti, da' Sacerdoti essere pienamente informati di tutte le circostanze. Se le vittime sventurate della crudeltà del Tiranno non fossero state del loro istituto, trattandosi di comparire rei o almeno capaci di un delitto così odioso, non dovevano opporsi all'opinione, che si finge invalsa a tempo di Adriano, per lavarsi dall'infamia, e per non autorizzare gli altri Principi coll'esempio di Nerone?

Nell'affar dall'incendio non fu perseguitata direttamente la fede de' dogmi; ma i Cristiani non soffrirono quel barbaro trattamento se non perchè professavano una Religione, accusata dall'odio del genere umano, e capace d'incendiare la capitale dell'Impero.

Ma riguardo alla Religione stessa, Tertulliano dice, che Traiano annullò leggi contrarie a' Cristiani: e prima di questo Principe le rammentate leggi non possono ascriversi che a Domiziano ed a Nerone. Lattanzio pure scrive, che Nerone si accinse a rovinare il tempio celeste. Da ultimo S. Pietro e S. Paolo conseguirono la palma del martirio sotto questo Principe, ma non nell'occasione dell'incendio di Roma. Se ciò è vero, la persecuzione dovè essere generale.

Tolto questo mostro dal mondo, il Senato ne annullò gli atti, e i Principi, che vennero appresso sino a Domiziano, non consta, che avessero pubblicate leggi contro i Cristiani. Ma non perciò si lasciava di procedere contro di loro, in virtù delle leggi generali che venivano a ferirne l'istituto. Ma veniamo a Domiziano.

Ristretto. Avendo il fuoco incendiato il tempio del Campidoglio, gl'Imperadori imposero una tassa ai Giudei; il che diede motivo di vessarli: i Cristiani, che passavano per Giudei, furono involti nella persecuzione. Dei due figliuoli di Flavio Sabino zio di Domiziano, il maggiore fu convinto di cospirazione; il minore detto Flavio Clemente dovè la sua sicurezza alla mancanza di coraggio e di abilità, ma finalmente fu fatto morire: e Domitilla sua moglie fu rilegata. Il delitto imputato loro fu d'ateismo e di costumi Giudaici: onde qui non vi è idea nè di martiri nè di persecuzione.

Risposta. L'incendio del tempio del Campidoglio avvenne durante la guerra civile tra Vitellio e Vespasiano: il nuovo tempio fu dedicato da Domiziano, ma la tassa imposta ai Giudei fu a lui anteriore. Nè i Cristiani confondono le vessazioni sofferte da' Giudei, e forse da alcuni del loro partito, colle leggi proibitive del Cristianesimo: onde l'Autore confonde le sue idee, e quelle del lettore per voler troppo discorrere.

La legge riguarda la condanna di Flavio Clemente, ch'egli fa morire per pura gelosia di governo, citando il principio d'un passo di Dione, e sopprimendo il rimanente, dove soggiunge lo Storico, che sopra la stessa accusa di ateismo e di costumi Giudaici altri furono condannati alla morte, ad altri furono confiscati i beni. Queste esecuzioni suppongono una legge fatta per proibire l'ateismo e i costumi Giudaici, caratteri, che convengono ai soli Cristiani; onde a Clemente di poco talento, cioè modesto rimane nel numero de' Martiri, e Domiziano nella classe de' Persecutori. E notiamo di volo, che sotto Domiziano il Cristianesimo si era insinuato nella sua famiglia.