Non era sufficiente per Giuliano l'aver liberato le Province della Gallia da' Barbari della Germania. Egli aspirava ad emulare la gloria del primo e più illustre fra gl'Imperatori, ad esempio del quale compose i suoi Comentari della guerra Gallica[563]. Cesare ha riferito con interna compiacenza la maniera con cui passò il Reno due volte. Giuliano potè vantarsi, che prima di prendere il titolo d'Augusto, aveva in tre felici spedizioni portato le Aquile Romane oltre quel gran fiume[564]. La costernazione de' Germani dopo la battaglia di Strasburgo lo animò a fare il primo tentativo; e la ripugnanza delle truppe tosto cedè alla persuasiva eloquenza d'un Capitano, il quale era a parte delle fatiche e de' pericoli, che imponeva all'infimo de' suoi soldati. I villaggi da ambe le parti del Reno, ch'erano abbondantemente provvisti di grano e di bestiame, provarono le devastazioni d'un'armata che invade. Le case principali, fabbricate con qualche imitazione della Romana eleganza, furon consumate dalle fiamme; e Cesare s'avanzò arditamente circa dieci miglia, finchè arrestati furono i suoi progressi da un'oscura ed impenetrabil foresta, minata da scavi sotterranei, che con segrete insidie ed imboscate minacciava ogni passo dell'assalitore. La terra era già coperta di neve; e Giuliano dopo d'avere risarcito una antica fortezza ch'era stata eretta da Traiano, concesse una tregua di dieci mesi ai sottomessi Barbari. Allo spirar della tregua, Giuliano intraprese una seconda spedizione di là dal Reno, per umiliare l'orgoglio di Surmar, e di Ortairo, due Re degli Alemanni, che s'eran trovati presenti alla battaglia di Strasburgo. Essi promisero di restituire tutti gli schiavi Romani, che tuttavia restavano in vita; e siccome Cesare s'era procurata un'esatta notizia dalle città e da' villaggi della Gallia degli abitanti che avevan perduti, potè scuoprire qualunque tentativo, ch'essi fecero per ingannarlo, con tal felicità ed esattezza, che servì quasi a stabilir l'opinione della soprannaturale sua intelligenza. La terza spedizione di lui fu anche più splendida ed importante delle due precedenti. I Germani avevan raccolte le lor forze militari, e si muovevano lungo le opposte rive del fiume col disegno di abbattere il ponte, e d'impedire il passo ai Romani. Ma questo giudizioso piano di difesa restò sconcertato da un'opportuna diversione. Furon distaccati trecento attivi soldati, ed armati leggermente in quaranta piccole barche ad oggetto d'andare in silenzio lungo la corrente, e prender terra in qualche distanza da' posti del nemico. Essi eseguirono i loro ordini con tale ardire e celerità, che avevan quasi sorpreso i Capi de' Barbari, i quali senz'alcun timore tornavano ebbri da una delle lor feste notturne. Senza stare a ripetere l'uniforme e disgustoso racconto delle stragi e delle devastazioni, servirà l'avvertire che Giuliano dettò da se stesso le condizioni di pace a sei de' più superbi Re degli Alemanni, a tre de' quali fu permesso di vedere la severa disciplina e la pompa marziale d'un campo Romano. Cesare, seguìto da ventimila prigionieri liberati dalle catene de' Barbari, ripassò il Reno, dopo d'aver terminato una guerra, il successo della quale era stato paragonato alle antiche glorie delle vittorie Punica e Cimbrica.
Tosto che il valore e la condotta di Giuliano ebbe assicurato un intervallo di pace, egli applicossi ad un'opera più conforme alla sua umana e filosofica indole. Restaurò diligentemente le città della Gallia, che avevan sofferte le incursioni de' Barbari, ed in specie si fa menzione di sette posti importanti fra Magonza, e la bocca del Reno, che furon rifabbricati e fortificati per ordine di Giuliano[565]. I soggiogati Germani s'eran sottomessi alle giuste, ma umilianti condizioni di preparare, e di trasportare i necessari materiali. L'attivo zelo di Giuliano incalzava il proseguimento dell'opera; e tal era l'ardore ch'egli aveva sparso fra le truppe, che gli ausiliarj medesimi rinunziando le loro esenzioni da ogni dover di fatica, facevano a gara ne' più servili lavori colla diligenza de' soldati Romani. Incumbeva a Cesare di provvedere alla sussistenza, non meno che alla sicurezza degli abitanti e delle guarnigioni. La deserzione degli uni e l'ammutinamento delle altre dovevano essere le fatali ed inevitabili conseguenze della carestia. La cultura delle Province della Gallia era stata interrotta dalle calamità della guerra; ma fu supplito, mediante la paterna sua cura, alle scarse raccolte del Continente dall'abbondanza delle Isole addiacenti. Seicento gran barche, costruite nella foresta d'Ardenna, fecer più viaggi alla costa della Britannia, e di là tornando cariche di grano, rimontavano su pel Reno, e distribuivano i loro carichi alle varie città e fortezze lungo le sponde del fiume[566]. Le armi di Giuliano avevano renduta libera e sicura una navigazione, che Costanzo aveva offerto di comprare a spese della sua dignità, e d'un tributario donativo di duemila libbre d'argento. L'Imperatore con parsimonia ricusava a' propri soldati le somme, che con prodiga e tremante mano accordava a' Barbari, e si pose ad una forte prova la destrezza ugualmente che la costanza di Giuliano, quando si mise in campagna con un esercito malcontento che avea già militato per due campagne senza ricevere alcuna regolar paga, o alcuno straordinario donativo[567].
La regola principale, che dirigeva, o sembrava che dirigesse l'amministrazione di Giuliano, era un tenero riguardo per la pace e felicità de' suoi sudditi[568]. Egli consacrò l'ozio de' suoi quartieri d'inverno agli uffizi del governo civile, ed affettò di assumere con maggior piacere il carattere di Magistrato che quello di Generale. Avanti d'andare alla guerra, delegò ai Governatori Provinciali molte cause pubbliche e private che s'eran portate al suo Tribunale; ma tornato che fu, diligentemente rivide i loro processi, mitigò il rigore delle leggi e pronunziò un secondo giudizio sopra gli stessi Giudici. Superiore a quell'indiscreto ed intemperante zelo per la giustizia, ch'è l'ultima tentazione degli animi virtuosi, raffrenò tranquillamente e con dignità l'ardore d'un Avvocato, che accusava l'estorsione del Presidente della Provincia Narbonese. «Chi si potrà mai trovar reo» esclamò il veemente Delfidio «se serve il negare?» E chi, replicò Giuliano, «sarà mai trovato innocente, se serve l'affermare?» Nella generale amministrazione, tanto di pace quanto di guerra, l'interesse del Sovrano è ordinariamente l'istesso che quello del popolo: ma Costanzo si sarebbe stimato altamente offeso, se le virtù di Giuliano l'avessero defraudato di una parte del tributo, ch'egli estorceva da un oppresso ed esausto paese. Il Principe, ch'era investito delle insegne della dignità reale, poteva qualche volta pretendere di correggere la rapace insolenza degli agenti inferiori, di porre in chiaro i corrotti loro artifizi, e d'introdurre una specie d'esazione più uguale e più facile. Ma il maneggio delle finanze fu con maggior sicurezza affidato a Florenzio, Prefetto del Pretorio della Gallia, effeminato tiranno, incapace di pietà o di rimorsi; ed il superbo ministro dolevasi della più decente e gentile opposizione, mentre Giuliano stesso era piuttosto inclinato a censurare la debolezza della sua propria condotta. Cesare avea rigettato con orrore un mandato per la leva d'una tassa straordinaria, che il Prefetto gli aveva presentato per la sua sottoscrizione; e la pittura fedele della pubblica miseria, con cui era egli stato obbligato a giustificare il suo rifiuto, offese la Corte di Costanzo. Possiamo avere il piacere di leggere i sentimenti di Giuliano, quali esso gli esprime con calore e libertà in una lettera ad uno de' suoi più intimi amici. Dopo d'aver esposta la sua condotta, prosegue in questi termini. «Era egli possibile per un discepolo di Platone e d'Aristotile il procedere diversamente da quel che ho fatto? Poteva io abbandonare gl'infelici sudditi, affidati alla mia cura? Non era io chiamato a difenderli dalle replicate ingiurie di questi insensibili ladroni? Un Tribuno, che abbandona il suo posto, è punito di morte, e privato degli onori della sepoltura. Con qual giustizia pronunziar potrei la sentenza contro di esso, se nel tempo del pericolo io medesimo trascurassi un dovere molto più sacro ed importante! Dio mi ha collocato in questo sublime posto; la sua Providenza mi guarderà e sosterrà. Quand'anche fossi condannato a patire, mi conforterò col testimonio d'una pura e retta coscienza. Piacesse al Cielo, che io avessi tuttavia un consigliere come Sallustio! Se stiman proprio di mandarmi un successore, mi sottometterò senza ripugnanza; e vorrei piuttosto profittare della breve opportunità di far bene, che godere una lunga durevole impunità nel male»[569]. La precaria e dipendente situazione di Giuliano ne spiegava le virtù, e ne celava i difetti. Non era permesso al giovane Eroe, che sosteneva nella Gallia il trono di Costanzo, di riformare i vizi del governo; ma aveva il coraggio di sollevare o di compassionare le angustie del popolo. A meno che non fosse stato capace di nuovamente eccitare il marziale spirito dei Romani, o d'introdurre le arti dell'industria e del raffinamento fra' selvaggi loro nemici, non poteva nutrire alcuna ragionevole speranza di assicurar la pubblica tranquillità o con la pace o con la conquista della Germania. Pure le vittorie di Giuliano sospesero per breve tempo le scorrerie de' Barbari, e differirono la rovina dell'Impero Orientale.
La sua salutare influenza fece risorger le città della Gallia, ch'erano state sì lungo tempo esposte a' danni della discordia civile, della guerra co' Barbari e della domestica tirannia; e s'eccitò lo spirito d'industria colla speranza del premio. L'agricoltura, le manifatture ed il commercio di nuovo fiorivano sotto la protezion delle leggi; e le Curie, o corpi civili eran nuovamente piene di utili e rispettabili membri: la gioventù non temeva più il matrimonio, nè i coniugi temevan più la posterità; si celebravano le pubbliche e private feste colla solita pompa; ed il frequente e sicuro commercio delle Province spiegava l'immagine della nazionale prosperità[570]. Uno spirito, come quel di Giuliano, dovea sentire la general felicità, della quale era l'autore; ma egli vedeva con particolar soddisfazione e compiacenza la città di Parigi, sede del suo invernal soggiorno, ed oggetto anche della sua parziale affezione[571]. Quella splendida capitale, che adesso contiene un vasto territorio da ambe le parti della Senna, era in principio ristretta alla piccola isola, che è nel mezzo del fiume, da cui gli abitanti eran forniti d'acqua pura e salubre. Il fiume bagnava il piè delle mura, e la città non era accessibile, che per mezzo di due ponti di legno. Dalla parte settentrionale della Senna stendevasi una foresta; ma al mezzodì il suolo, che adesso ha il nome dell'Università, fu insensibilmente coperto di case, e adornato d'un palazzo, d'un anfiteatro, di bagni, d'un acquedotto e d'un campo Marzio per esercizio delle truppe Romane. Il rigore del clima era temperato dalla vicinanza dell'Oceano; e con qualche precauzione, insegnata dall'esperienza, si coltivavan con frutto le viti ed i fichi. Ma negl'inverni crudi la Senna si ghiacciava profondamente; ed i grossi pezzi di ghiaccio, che scorrevan giù pel fiume, potevano da un Asiatico paragonarsi a' massi di bianco marmo, che s'estraevano dalle cave della Frigia. La licenza e corruzione d'Antiochia richiamavano alla memoria di Giuliano i semplici e severi costumi della sua cara Lutezia[572], dove i divertimenti del teatro erano incogniti, o disprezzati. Egli confrontava acceso di sdegno gli effeminati Sirj colla brava ed onesta semplicità de' Galli, e ne obbliò quasi l'intemperanza, ch'era l'unica macchia del carattere Celtico[573]. Se Giuliano potesse adesso visitar di nuovo la capitale della Francia, potrebbe conversar con uomini di scienza e di grande ingegno, capaci d'intendere e d'istruire uno scolare de' Greci; potrebbe scusar le vivaci e graziose follie d'una nazione, il cui spirito marziale non si è mai snervato dalla propensione al lusso; e dovrebbe applaudire la perfezione di quell'inestimabil arte, che ammollisce, raffina, ed abbellisce il commercio della vita sociale.
FINE DEL VOLUME TERZO.
[INDICE]
DEI CAPITOLI E DELLE MATERIE
CHE SI CONTENGONO
NEL TERZO VOLUME
| CAPITOLO XVI. Condotta del Governo Romano verso i Cristiani, dal Regno di Nerone fino a quello di Costantino. | ||
| A. D. | ||
|---|---|---|
| Il Cristianesimo perseguitato da gl'Imperatori di Roma | [pag. 6] | |
| Cagioni da cui questi potevano essere mossi | [7] | |
| Indole ribelle de' Giudei | [8] | |
| Religione de' Giudei tollerata | [9] | |
| Gli Ebrei riguardati come nazione, i Cristiani come setta | [11] | |
| Il Cristianesimo accusato d'Ateismo e mal conosciuto dal popolo e dai filosofi | [12] | |
| Le assemblee che si tenean dai Cristiani riguardate come adunanze di cospiratori | [16] | |
| I costumi de' Cristiani calunniati | [18] | |
| Imprudenza loro nel modo di difendersi | [19] | |
| I Cristiani confusi dai Gentili coi Gnostici, e conseguenze che da ciò derivarono | [20] | |
| Incendio di Roma sotto il regno di Nerone | [25] | |
| I Cristiani accusati di esso e terribilmente puniti | [27] | |
| Passo di Tacito a tale proposito | [27] | |
| Osservazioni sovra questo passo | [29] | |
| I Cristiani ed i Giudei egualmente oppressi sotto il regno di Domiziano | [34] | |
| Condanna e morte di Flavio Clemente | [37] | |
| Ignoranza di Plinio su di quanto si aspettò ai Cristiani | [39] | |
| Legali procedure contr'essi instituite sotto il regno di Traiano e de' suoi successori | [40] | |
| Clamori popolari contro i Cristiani | [41] | |
| Ordine di giudicatura che si teneva rispetto i Cristiani | [43] | |
| Equità de' Magistrati Romani | [46] | |
| Numero de' Martiri meno considerabile di quanto è stato esagerato | [48] | |
| Osservazioni intorno al martirio di Cipriano vescovo di Cartagine | [49] | |
| Primi rischi corsi dal medesimo e sua fuga | [50] | |
| 257 | Esilio | [51] |
| Condanna | [53] | |
| Morte | [54] | |
| Motivi della condotta tenuta da Cipriano | [55] | |
| Ardore con cui i primitivi Cristiani agognavano il martirio | [57] | |
| A mano a mano illanguidito | [60] | |
| Tre vie per evitarlo | [61] | |
| Avvicendarsi di severità e tolleranza | [63] | |
| Le dieci persecuzioni | [63] | |
| Editti in favor de' Cristiani che si attribuiscono a Tiberio ed a Marco Antonino | [64] | |
| 180 | Stato de' Cristiani nel durare de' regni di Commodo e di Severo | [66] |
| 211-249 | Deteriorato sotto i successori del secondo di questi due imperatori | [68] |
| 244-249 | Regni di Massimino, Filippo e Decio | [70] |
| 253-260 | Di Valeriano, Gallieno e loro successori | [72] |
| 260 | Paolo Samosateno e suoi costumi | [73] |
| 270 | Rimosso dalla sede d'Antiochia | [75] |
| 274 | Come Aureliano si prendesse cura di far eseguire tale sentenza | [76] |
| 280-303 | Pace e prosperità della Chiesa sotto Diocleziano | [77] |
| Progresso dello zelo fra i Cristiani e della superstizione fra i Pagani | [79] | |
| Alcuni soldati cristiani puniti da Massimiano e Galerio | [82] | |
| Diocleziano indotto da Galerio ad incominciare una persecuzione generale contro i Cristiani | [84] | |
| 303 | Distruzione della chiesa di Nicomedia | [86] |
| 303 | Primo bando contro i Cristiani | [86] |
| Zelo manifestato a tale proposito da un Cristiano e punizione ch'ei n'ebbe | [88] | |
| Esecuzione che sortì il primo bando | [91] | |
| Distruzione delle chiese | [92] | |
| Successivi bandi | [94] | |
| Idea generale della persecuzione | [95] | |
| Stato dei Cristiani nelle Province occidentali, sotto Costanzo e nel primo periodo del regno di Costantino | [96] | |
| Nell'Italia e nell'Affrica, sotto Massimiano e Severo | [97] | |
| Sotto Massenzio | [98] | |
| Nell'Illirico e nell'Oriente sotto Galerio e Massimino | [100] | |
| Editto di tolleranza pubblicato da Galerio | [102] | |
| Pace della Chiesa | [103] | |
| Massimino si prepara a rinnovare la persecuzione | [104] | |
| Fine delle persecuzioni | [106] | |
| Su quanto possa credersi intorno ai patimenti de' Martiri e de' Confessori | [106] | |
| Numero de' Martiri | [109] | |
| Conclusione | [111] | |
| SAGGIO DI CONFUTAZIONE De' due Capi XV e XVI dell'Istoria di Odoardo Gibbon spettanti all'esame del Cristianesimo; Compendio di un'opera di Nicola Spedalieri | [115] | |
| CAPITOLO XVII. Fondazione di Costantinopoli. Sistema politico di Costantino e de' suoi successori. Disciplina militare, Corte e finanze. | ||
| 324 | Disegno d'una nuova Capitale | [234] |
| Situazione di Bisanzio | [236] | |
| Descrizione di Costantinopoli | [236] | |
| Bosforo | [237] | |
| Porto | [239] | |
| Propontide | [240] | |
| Ellesponto | [241] | |
| Fondazione della città | [243] | |
| Estensione | [248] | |
| Progressi di questa grand'opera | [250] | |
| Edifizi | [250] | |
| Popolazione | [256] | |
| Privilegi | [259] | |
| 330-334 | Dedicazione di Costantinopoli | [262] |
| Forma di governo | [264] | |
| Gerarchie dello Stato | [266] | |
| Tre gradi d'onore | [266] | |
| Consoli | [267] | |
| Patrizi | [271] | |
| Prefetti del Pretorio | [274] | |
| Prefetti di Roma e di Costantinopoli | [277] | |
| Proconsoli e viceprefetti | [280] | |
| Governatori delle province | [281] | |
| Professione della legge | [285] | |
| Ufficiali militari | [288] | |
| Distinzione delle truppe | [291] | |
| Riduzione delle legioni | [293] | |
| Difficoltà delle leve | [295] | |
| Aumento de' Barbari ausiliari | [297] | |
| Sette ministri del Palazzo | [299] | |
| Ciamberlano | [299] | |
| Maestro degli uffizi | [301] | |
| Questore | [304] | |
| Tesoriere pubblico | [305] | |
| Tesoriere privato | [306] | |
| Conti de' domestici | [308] | |
| Agenti o ministri delatori | [308] | |
| Uso della tortura | [310] | |
| Finanze | [312] | |
| Tributo generale o Indizione | [313] | |
| Tasse in forma di capitazione | [317] | |
| Capitazione sul commercio e l'industria | [323] | |
| Liberi donativi | [325] | |
| Conclusione | [327] | |
| CAPITOLO XVIII. Carattere di Costantino. Guerra Gotica. Morte di Costantino. Divisione dell'Impero fra tre suoi figli. Guerra di Persia. Tragiche morti di Costantino il Giovane e di Costante. Usurpazione di Magnenzio. Guerra civile. Vittoria di Costanzo. | ||
| Carattere di Costantino | [328] | |
| Sue virtù | [329] | |
| Suoi vizi | [331] | |
| Sua famiglia | [333] | |
| Virtù di Crispo | [335] | |
| 324-325 | Gelosia di Costantino | [337] |
| 326 | Disgrazia e morte di Crispo | [340] |
| Figli e nipoti di Costantino | [344] | |
| Loro educazione | [345] | |
| Costumi de' Sarmati | [347] | |
| Loro stabilimento vicino al Danubio | [349] | |
| 331 | Guerra Gotica | [351] |
| 332 | Sconfitta sofferta dai Goti | [352] |
| 334 | Espulsione de' Sarmati | [354] |
| 335 | Ambascerie venute a Costantino dall'Etiopia, dalla Persia e dall'India | [356] |
| 337 | Morte e funerali di Costantino | [356] |
| Fazioni della Corte | [357] | |
| Uccisione de' principi | [359] | |
| Divisione dell'Impero | [361] | |
| 310 | Sapore re di Persia | [362] |
| Stato della Mesopotamia e dell'Armenia | [364] | |
| 342 | Cristianesimo propagatosi nell'Armenia | [365] |
| 337-360 | Guerra Persiana | [366] |
| 338-350 | Assedio di Nisibi | [369] |
| Guerra tra i figli di Costantino | [372] | |
| Morte di Costante | [374] | |
| Magnenzio e Vetranione assumono la porpora | [376] | |
| Costanzo nega d'entrare in negoziati con Magnenzio e Vetranione | [378] | |
| Vetranione spogliato della porpora si ritira in Prusa | [379] | |
| Guerra di Costanze contro Magnenzio | [382] | |
| 341 | Battaglia di Mursa | [385] |
| 351 | Conquista dell'Italia | [388] |
| CAPITOLO XIX. Costanzo solo Imperatore. Elevazione e morte di Gallo. Pericolo ed innalzamento di Giuliano. Guerre coi Sarmati e co' Persi. Vittorie di Giuliano nella Gallia. | ||
| Potenza degli eunuchi | [394] | |
| Educazione di Gallo e di Giuliano | [397] | |
| 351 | Gallo dichiarato Cesare | [398] |
| Credulità ed imprudenza di Gallo | [399] | |
| 354 | Uccisione de' ministri imperiali | [402] |
| Pericolosa situazione di Gallo | [404] | |
| Sua disgrazia e morte | [405] | |
| Pericolo e liberazione di Giuliano | [407] | |
| Suo esilio in Atene | [409] | |
| Viene richiamato a Milano | [412] | |
| 355 | Dichiarato Cesare | [413] |
| Fine infelice di Silvano | [416] | |
| Nuovo obelisco | [419] | |
| 357-359 | Guerra contro i Quadi ed i Sarmati | [421] |
| 358 | Negoziazione di Persia | [425] |
| 359 | Sapore invade la Mesopotamia | [428] |
| Assedio d'Amida | [430] | |
| 360 | Di Singara | [433] |
| Condotta de' Romani | [435] | |
| Invasione della Gallia fatta dai Germani | [437] | |
| Condotta di Giuliano | [439] | |
| 356 | Prima campagna da lui fatta nella Gallia | [441] |
| 357 | Seconda | [443] |
| Battaglia di Strasburgo | [445] | |
| 358 | Vittoria di Giuliano | [447] |
| 357-359 | Tre spedizioni di Giuliano al di là del Reno | [452] |
| Città della Gallia restaurate | [454] | |
| Amministrazione civile di Giuliano | [456] | |
| Descrizione di Parigi | [458] | |
FINE DELL'INDICE.