[156.] Vedi Lattanzio, Eusebio, e Costantino ad Coetum sanctorum c. 25. Eusebio confessa la sua ignoranza intorno alla ragione del fuoco.
[157.] Tillemont Memoir. Eccl. Tom. V. Part. 1. p. 43.
[158.] Vedi Act. Sincer. Ruinart. p. 353. Quelli di Felice di Tibara, o di Tibur sembrano assai meno corrotti, che nelle altre edizioni, le quali somministrano un vivo saggio della licenza propria delle leggende.
[159.] Vedi il primo libro di Ottato Mellevitano contro i Donatisti dell'ediz. del Dupin; Parigi 1700. Egli fiorì nel regno di Valente.
[160.] Le memorie antiche, pubblicate al fine delle Opere di Ottato, (p. 261) descrivono in una maniera molto circostanziata come procedevano i Governatori nella distruzion delle Chiese. Facevano essi un minuto inventario de' vasi che vi trovavano. Sussiste ancora quello della Chiesa di Cirra nella Numidia: consisteva in due calici d'oro e sei d'argento, in sei urne, una caldaia, sette lampade, il tutto parimente d'argento, oltre una gran quantità di utensili di rame e di vestimentî sacri.
[161.] Lattanzio (Instit. Div. V. II) restringe tal calamità al conventiculum con la sua congregazione. Eusebio (VIII. 11) l'estende a tutta la città, e rappresenta qualche cosa di simile ad un assedio regolare. Ruffino, antico di lui traduttore Latino, aggiunge alcune importanti circostanze intorno alla permissione accordata agli abitanti di ritirarsi. Siccome la Frigia s'estendeva sino a' confini dell'Isauria, può essere, che l'indole inquieta di que' Barbari indipendenti contribuisse alla lor disgrazia.
[162.] Eusebio l. VIII. c. 6. Il Valese (con qualche probabilità) pensa d'avere scoperta in un'orazion di Libanio la ribellione della Siria; e ch'essa fu un temerario attentato del Tribuno Eugenio, il quale con soli cinquecento uomini occupò Antiochia, e potè forse lusingare i Cristiani con la promessa di tollerare la religione. Da Eusebio (l. IX. c. 8) e da Mosè di Corene (Hist. Armen. l. II. c. 77) può rilevarsi ch'era già stato introdotto nell'Armenia il Cristianesimo.
[163.] Vedi Mosem. (p. 938.) Il testo d'Eusebio chiaramente dimostra, che i Governatori, de' quali fu esteso, non già ristretto il potere, in forza delle nuove leggi potevan condannare alla morte i più ostinati Cristiani per servir d'esempio a' lor confratelli.
[164.] Atanasio p. 833. ap. Tillemont. Mem. Eccles. Tom. V. part. I. p. 90.
[165.] Vedi Euseb. (l. VIII. c. 13.) e Lattanz. de M. P. c. 15. Dodwel (Dissert. Cyprian. XI. 75) rappresenta quegli Scrittori come non coerenti fra loro. Ma il primo evidentemente parla di Costanzo, quando era Cesare, e l'altro del medesimo Principe innalzato al grado d'Augusto.