Cum subiit par Roma mihi, divisaque sumpsit
Aequales Aurora togas; Aegyptia rura
In partem cessere novam.
[247.] Si fa menzione de' rioni di Costantinopoli nel codice di Giustiniano, e sono particolarmente descritti nella Notizia di Teodosio il Giovane; ma siccome gli ultimi quattro di essi non son compresi nelle mura di Costantino, si può dubitare se tal divisione della città riferir debbasi al fondatore.
[248.] Senatum constituit secundi ordinis; claros vocavit. Anonym. Valesian. p. 715. I Senatori della vecchia Roma avevano il titolo di Clarissimi. Vedasi una curiosa nota di Valesio ad Ammian. Marcellin. XXII. 9. Dall'epistola undecima di Giuliano apparisce, che si risguardava il posto di Senatore piuttosto come un peso, che come un onore; ma l'Abbate della Bletterie (Vit. di Giovian. Tom. II. p. 371) ha dimostrato che questa lettera non può riferirsi a Costantinopoli. Non potremmo noi leggere invece del celebre nome di Βυζαντιοις l'oscuro ma più probabile vocabolo Βισανθηνοις? Bisanto, o Redesto (adesso Rodosto) era una piccola città marittima della Tracia. Vedi Steph. Byzant. de Urbibus p. 225 e Cellar. Geograph. Tom. I. p. 849.
[249.] Cod. Theodos. l. XIV. 13. Il Comentario di Gotofredo (Tom. V. p. 220) è lungo ma oscuro; ed in verità non è facile il determinare in che consistesse il Gius Italico, dopo che fu comunicata a tutto l'Impero la libera cittadinanza Romana.
[250.] Giuliano (Orat. I. p. 8) celebra Costantinopoli come non meno superiore ad ogni altra città, di quel che fosse inferiore all'istessa Roma. Il dotto di lui Comentatore (Spanem. p. 75. ec.) giustifica questa maniera di parlare con varj esempi simili di Autori contemporanei, Zosimo non meno che Socrate e Sozomeno fiorirono dopo la divisione dell'impero, fatta fra due figli di Teodosio, la quale stabilì una perfetta uguaglianza fra la Capitale antica e moderna.
[251.] Codino (Antiquit. p. 8) asserisce, che furon gettati i fondamenti di Costantinopoli nell'anno del mondo 5837 (dell'Era volg. 329) il dì 26 settembre, e che fu fatta la dedicazione della città negli 11 Maggio 5838 (330 di Cristo). Egli pretende di connettere queste date con altr'epoche caratteristiche, ma si contraddicono l'una coll'altra: l'autorità di Codino è di piccolo peso, e lo spazio, ch'egli assegna, dee sembrare insufficiente. Giuliano (Orat. I. p. 8) fissa il termine di dieci anni, e Spanemio (p. 69-759) procura di stabilirne la verità coll'aiuto di due passi presi da Temistio (Orat. IV p. 58), e da Filostorgio (l. II c. 9) e tal tempo si conta dall'anno 324 al 334. Intorno a questo punto di cronologia son tra loro divisi i moderni critici, ed i varj lor sentimenti vengono con molt'accuratezza discussi dal Tillemont (Hist. des Emper. Tom. IV. p. 619-625).
[252.] Temist. Orat. III. p. 47. Zosimo l. II. p. 108. Costantino medesimo in una delle sue leggi (Cod. Theod. l. XV. Tit. 1.) manifesta la sua impazienza.
[253.] Può vedersi il più antico e pieno racconto di tale straordinaria ceremonia nella Cronica Alessandrina p. 285. Tillemont, e gli altri amici di Costantino, offesi dall'aria di Paganesimo, che sembra indegna di un Principe Cristiano, avevan ragione di risguardarla come dubbiosa, ma non avevano perciò diritto di ometterla affatto.