[254.] Sozomeno l. II. c. 2. Du Cange C. P. l. I. c. 6. Velut ipsius Romae filiam dice S. Agostino de civit. Dei l. V. c. 25.
[255.] Eutrop. l. X. c. 8. Giuliano Orat. 1. p. 8. Du Cange C. P. I. c. 5. Si trova il nome Costantinopoli nelle medaglie di Costantino.
[256.] Il vivace Fontenelle (Dial. de' Morti XII.) affetta di derider la vanità dell'ambizione umana, e par che trionfi per essere andato a voto il disegno di Costantino, l'immortale cui nome, dice, che adesso s'è perduto nella volgar denominazione d'Istambol, che è una corruzione che fanno i Turchi delle parole εις την πογιν (alla città). Ma sempre si conserva il nome originale di Costantinopoli: in primo luogo, appresso le nazioni dell'Europa, 2. appresso i Greci moderni, 3. appresso gli Arabi, gli scritti de' quali sono sparsi per l'ampio tratto delle loro conquiste nell'Asia e nell'Affrica. Vedi d'Herbelot. Bibliot. Orient. p. 275. Finalmente appresso i Turchi più culti, e l'Imperatore medesimo ne' pubblici suoi decreti. Cantemir Istor. Ottom. p. 51.
[257.] Il Codice Teodosiano fu promulgato nell'anno di Cristo 438. Vedi i Prolegomeni del Gotofredo c. 1. p. 385.
[258.] Il Pancirolo, nell'elaborato suo Comentario, assegna alla Notizia una data quasi simile a quella del Codice Teodosiano; ma le sue prove o piuttosto congetture sono sommamente deboli. Io sarei anzi inclinato a porre quest'utile opera nel tempo, che passò fra l'ultima divisione dell'Impero (an. 395), e l'invasione fatta con buon successo da' Barbari nelle Gallie (an. 407.) Vedi Hist. des anc. Peupl. de l'Europe Tom. VII. p. 40.
[259.] Scilicet externae superbiae sueto, non inerat notitia nostri (forse nostrae); apud quos vis imperii valet, inania transmittuntur. Tacit. Annal. XV. 31. Può vedersi la degradazione dallo stile di libertà e di semplicità a quello di formalità e di servitù nelle lettere di Cicerone, di Plinio e di Simmaco.
[260.] L'Imperator Graziano dopo d'aver confermato una legge di precedenza, pubblicata da Valentiniano, padre di sua Divinità, così prosegue: Si quis igitur, indebitum sibi locum usurpaverit, nulla se ignoratione defendat; sitque plane sacrilegii reus, qui divina praecepta neglexerit, Cod. Theodos. lib. VI. Tit. V. leg. 2.
[261.] Vedasi la Notit. Dignitat. al fine del Codice Teodos. Tom. VI. p. 316.
[262.] Pancirolo ad Notitiam utriusq. Imper. p. 39. Ma le sue spiegazioni son oscure, ed egli non distingue abbastanza gli emblemi puramente dipinti, dall'effettive insegne d'uffizio.
[263.] Nelle Pandette, che possono riferirsi a' regni degli Antonini, l'ordinario e legittimo titolo d'un Senatore è Clarissimus.