[277.] Procop. in Histor. arcan. c. 26.

[278.] In consulatu honos sine labore suscipitur. Mamertino in Paneg. Vet. XI. 2. Questa esaltata idea del Consolato è presa da un'orazione (II. p. 107) che recitò Giuliano nella servil Corte di Costanzo. Vedi l'Ab. della Bleterie (Memoir. de l'Acad. Tom. XXIV. p. 289) che si studia di cercare i vestigi dell'antica costituzione, e che li trova qualche volta nella fertile sua fantasia.

[279.] Le leggi delle XII Tavole proibirono i matrimoni fra i Patrizi e i Plebei; e le uniformi operazioni della natura umana possono assicurare, che il costume sopravvisse alla legge. Vedasi appresso Livio (IV. 1-6) l'orgoglio di famiglia innalzato dal Console ed i diritti del genere umano sostenuti dal Tribuno Canuleio.

[280.] Vedansi le vivaci pitture, che fa Sallustio nella guerra Giugurtina dell'orgoglio de' nobili, e fino del virtuoso Metello che non poteva soffrire, che si dovesse dar l'onore del Consolato all'oscuro merito del suo Luogotenente Mario (c. 64.) Dugento anni prima, la stirpe de' Metelli stessi era confusa fra i plebei di Roma; e dall'etimologia del loro nome Caecilius, vi è motivo di credere, che quegli altieri nobili derivassero la lor origine da un venditore di viveri.

[281.] Nell'anno di Roma 800 vi rimanevan ben poche, non solo delle antiche famiglie patrizie, ma anche di quelle, ch'erano state creato da Cesare e da Augusto. (Tacit. Annal. XI. 25.) La famiglia di Scauro (ch'era un ramo della patrizia degli Emilj) erasi ridotta in uno stato sì basso, che suo padre, il quale s'esercitava nel commercio del carbone, non gli lasciò che dieci schiavi, e qualche cosa meno di seicento zecchini. (Valer. Massim. l. IV. c. 4. n. 11. Aurel. Vitt. in Scaur.) Il merito però del figlio salvò la famiglia dall'obblivione.

[282.] Tacito Annal. XI 25. Dione Cass. l. LII p. 693. Le virtù d'Agricola, che fu creato patrizio dall'Imperator Vespasiano, rifletterono l'onore sopra quell'antico Ordine: ma i suoi antenati non oltrepassavano la nobiltà equestre.

[283.] Sarebbe stata quasi impossibile questa mancanza, se fosse vero, come Casaubono costringe Aurelio Vittore ad affermare (ad Sueton. in Caesar. c. 42. vedi Hist. Aug. p. 203 e Casaubono Comment. p. 220) che Vespasiano creò in una volta mille famiglie patrizie. Ma tale stravagante numero è troppo anche per tutto l'Ordine Senatorio, se non vi si voglian comprendere tutti i cavalieri Romani distinti colla permissione di portare il laticlavo.

[284.] Zosim. lib. II. p. 118 e Gotofred. ad Cod. Theod. l. VI. Tit. VI.

[285.] Zosim. l. II. p. 109-118. Se non avessimo per buona avventura questo soddisfacente ragguaglio della divisione del potere, e delle province de' Prefetti del Pretorio, saremmo spesse volte restati perplessi fra' copiosi particolari del Codice e la circostanziata minutezza della Notizia.

[286.] A Praefectis autem Praetorio provocare non sinimus dice Costantino medesimo in una legge del Cod. Giustin. lib. VII. Tit. LXII. leg. 19. Carisio, Giurisconsulto del tempo di Costantino (Heinec. Hist. Jur. Rom. pag. 349), che risguarda questa legge come un fondamental principio di Giurisprudenza, paragona i Prefetti del Pretorio a' Generali di cavalleria degli antichi Dittatori. Pandect. l. I. Tit. XI.