[8.] Cod. Theodos. (lib. II Tit. VIII. leg. I.) Cod. Giustin. (Lib. III. Tit. XII. leg. III). Costantino chiama la Domenica dies Solis; nome, che non poteva offender le orecchie de' suoi sudditi Pagani.

[9.] Cod. Theodos. (lib. XVI. Tit. X. leg. I). Il Gottofredo, come comentatore, procura di scusare (Tom. VI. p. 257.) Costantino; ma il Baronio più zelante (Annal. Eccles, an. 521. n. 18.) critica con verità ed asprezza il profano contegno di lui.

[10.] Sembra che Teodoreto (l. I. c. 18) voglia far credere, ch'Elena desse al suo figlio un'educazione Cristiana; ma la superiore autorità d'Eusebio può assicurarci (in vita Const. l. III. c. 47), ch'ella medesima fu debitrice della cognizione del Cristianesimo a Costantino.

[11.] Vedi le medaglie di Costantino appresso il Du-Cange, e il Banduri. Siccome poche città ritenuto avevano il privilegio del conio, quasi tutte le medaglie di quel tempo uscirono dalla zecca autorizzata dalla sanzione Imperiale.

[12.] Il Panegirico (VII. inter Panegyr. vet.) d'Eumenio che fu recitato pochi mesi prima della guerra Italica, è pieno delle più chiare prove della superstizione Pagana di Costantino, e della sua particolar venerazione per Apollo, o pel Sole, al quale allude Giuliano, allorchè dice nell'Oraz. VII. p. 228 απολειπων σε (abbandonando te). Vedi il Coment. dello Spanemio sui Cesari p. 317.

[13.] Costantino Orat. ad Sanctos c. 25. Ma potrebbe facilmente dimostrarsi, che il Traduttore Greco ha esteso il senso dell'originale Latina; e potè anche l'Imperatore in età avanzata rammentarsi la persecuzione di Diocleziano con più vivo abborrimento di quello che aveva realmente sentito nel tempo della sua gioventù o idolatria.

[14.] Vedi Eusebio Hist. Eccles. (l. VII. 13 l. IX. 9 etc.) in vit. Const. (l. I. c. 16, 17.) Lactant. Divin. Inst. l. 2. Cecil. De mort. persecut. c. 25.

[15.] Cecilio (De mort. persecut. c. 48) ci ha conservato l'originale Latino; ed Eusebio (Hist. Eccles. l. X. c. 5) ha dato una traduzione Greca di questo editto perpetuo, che si riferisce ad alcuni regolamenti provvisionali.

[16.] Un Panegirico di Costantino pronunziato sette o otto mesi dopo l'editto di Milano (vedi Gottofredo Chron. Legum p. 7 e Tillemont, Hist. des Emper. Tom. IV. p. 246) usa la seguente notabile espressione: Summe rerum Sator, cujus tot nomina sunt, quot linguas Gentium esse voluisti, quem enim Te ipse dici velis, scire non possumus. Paneg. Vet. IX. 26. Il Mosemio nello spiegare p. 971 ec. il progresso di Costantino nella Fede, è ingegnoso, sottile e prolisso.

[17.] Vedi l'elegante descrizion di Lattanzio (Div. Inst. v. 8.) ch'è molto più chiara e positiva di quel che convenga a un discreto Profeta.