[85.] Plutarco, nel suo Trattato d'Iside e Osiride, racconta che i Re dell'Egitto, che non eran già Sacerdoti, venivano promossi dopo la loro elezione all'Ordine Sacerdotale.

[86.] Non vien determinato questo numero da veruno antico Scrittore o Catalogo originale, poichè le liste particolari delle Chiese dell'Oriente in confronto a quel tempo, son tutte moderne. Ma la paziente diligenza di Carlo da S. Paolo, di Luca Olstenio, e del Bingamo ha con gran fatica investigato tutte le Sedi Episcopali della Chiesa Cattolica, ch'era quasi tanto estesa, quanto l'Impero Romano. Il nono libro delle Antichità Cristiane forma una carta molto esatta di geografia Ecclesiastica.

[87.] Intorno a' Vescovi rurali o a' Corepiscopi, che aveano diritto di dare il lor voto ne' Sinodi, e conferivano gli Ordini minori, vedi Tomassino (Discipl. Tom. I. pag. 447. ec.) e Chardon Hist. des Sacrem. Tom. V. p. 395. ec. Essi non compariscono che nel quarto secolo, e tal equivoco carattere, che aveva eccitata la gelosia de' Prelati, fu abolito avanti che finisse il decimo, tanto nell'Oriente, quanto nell'Occidente.

[88.] Il Tomassino (Disc. Eccl. Tom. II. lib. II. c. 1-8. p. 673-721) ha trattato abbondantemente dell'elezione dei Vescovi nei primi cinque secoli, sì nell'Oriente che nell'Occidente; ma egli dimostra un'inclinazione molto parziale in favore dell'aristocrazia de' Vescovi. Il Bingamo (lib. IV. c. 2,) è moderato; e Chardon (Hist. des Sacrem. Tom. V. pag. 108-128.) è molto chiaro e preciso.

[89.] Incredibilis multitudo non solum ex eo oppido (Tours), sed etiam ex vicinis urbibus ad suffragia ferenda convenerat etc. Sulp. Sever. (in vit. Martin. c. 7). Il Concilio di Laodicea (Can. 13) allontana dall'elezioni l'infima plebe e i tumulti; e Giustiniano ristringe tale diritto alla nobiltà (Nov. 123, 1).

[90.] Le lettere di Sidonio Apollinare (IV. 25. VII. 5, 9) dimostrano alcuni scandali della Chiesa Gallicana; eppure la Gallia era meno incivilita e meno corrotta dell'Oriente.

[91.] Alle volte facevasi un compromesso o per legge o per consenso, oppure i Vescovi e il Popolo sceglievano uno dei tre candidati nominati dall'altra parte.

[92.] Sembra, che tutti gli esempi citati dal Tomassino (Disc. Eccles. Tom. II. l. II. c. 6. p. 704-714) siano atti straordinari di potestà ed eziandio d'oppressione. S'adduce da Filostorgio (Hist. Eccles. I. II. 11) la conferma del Vescovo d'Alessandria come una maniera di procedere più regolare.

[93.] Il celibato del Clero per li primi cinque o sei secoli, forma in vero un soggetto di disciplina e di controversia, che si è con gran diligenza esaminato. Si veda in particolare il Tomassino (Disc. Eccles. Tom. I. l. II. c. 60, 61. p. 886-902) e le antichità del Bingamo (lib. IV. c. 5). Ciascheduno di questi eruditi, ma parziali, critici ha esposto una parte del vero, ed ha taciuto l'altra.

[94.] Diodoro Siculo attesta e comprova l'ereditaria successione del Sacerdozio fra gli Egizj, i Caldei e gl'Indiani (l. I. p. 84. l. II. p. 142. 153. Edit. Wesseling). Ammiano descrive i Magi come una famiglia molto numerosa. Per saecula multa ad praesens una eademque prosapia multitudo creata, Deorum cultibus dedicata. (XXIII. 6.) Ausonio celebra la stirpe de' Druidi (de Profess. Burdigal IV), ma dalle osservazioni di Cesare (VI. 13) possiamo arguire, che nella Gerarchia Celtica si dava luogo anche alla scelta ed all'emulazione.